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Non fa freddo

Tre bicchieri di vino rosso, di quello buono, invecchiato fino al limite ed estratto da uve fin troppo mature. Una barzelletta sconcia. Risate. La radio è accesa e trasmette canzoni sconosciute. Nel cielo la luna brilla solenne, accarezzata da stelle che chissà da quanto tempo non sono più lì. Quanti siamo? L'ennesimo brindisi prolunga il divertimento di una serata che ha senso grazie alla nostra voglia di vivere. Un rumore. Qualcosa più di un rumore. Un rumore bagnato. Sta piovendo. Il diluvio investe ora il gazebo. L'estate... Godiamo della frescura che questa pioggia ci regala. I cavalli impazziscono nel maneggio e i cani scappano dal cortile senza abbaiare. Non fa più caldo. L'aria è secca, quasi tagliente. Ma non fa freddo, no. Pozzanghere porpora riempiono il prato. La densità aumenta. Queste macchie di colore sono mitragliate da un cielo che non ne ha mai abbastanza.

Riverbero

Per piacere ascoltami adesso senza più nasconderti. Incubi che strisciano, città che dorme, proiettili, il suono del ricordo. Guardami adesso senza più scappare. Sogni che si crepano, boschi che muoiono, bombe, il rumore dei tuoi passi. Voglio che tu senta. L'anima. Il cuore. Che le candele di questo tavolo si spengano, prima che il vento arrivi.

Un occhio verso l'universo

Perseo mi scruta dalla porta che è quasi chiusa. Oppure quasi aperta. È nascosto, cerca di farsi notare non facendosi vedere. Gli faccio un cenno e gli occhi gli si accendono. Entra in camera e scodinzola vistosamente. Lo guardo, gli sorrido e lui salta sul mio letto, per poi sdraiarsi con il muso sul mio petto. Mi guarda negli occhi. Lo accarezzo. Chiude gli occhi. Chiudo gli occhi. L'ennesima nottata da dimenticare.

Due idioti

La pausa pranzo è il momento che più aspetto quando mi capita il turno pomeridiano, soprattutto quando il mio compito è quello di sostituirmi a un semaforo che ha deciso di sconvolgere per qualche ora il già nevrotico traffico della città. Clacson, urla, bestemmie. E io lì. In mezzo all'incrocio ad allungare braccia e braccia per regolare il transito di macchine e macchine e macchine e macchine. Ma è il mio dovere. E godo nel svolgerlo. Il senso della giustizia che papà mi ha trasmesso non è sufficiente a spiegare la mia abnegazione per questo mestiere. Eppure stranamente il poliziotto della locale (la vecchia municipale) viene visto alla stregua di un frustrato perditempo, pronto a succhiare soldi ai "poveri" automobilisti già troppo stressati dai ritmi a cui il capufficio li sottopone. Fortunatamente oggi il semaforo che ha peccato di anarchia si trova vicino al parco in cui sono adesso, seduto sulla panchina a mangiare il mio bel panino con prosciutto cr...

La morte accidentale di Giovanni Sempronio

Giovanni Sempronio esce di casa verso le tre del pomeriggio, dopo un bel pranzetto costituito da un ottimo piatto di pasta panna e salmone. La mattinata è trascorsa come al solito. Dormendo. Giovanni è una guardia giurata e la notte l'ha passata nel suo ufficio, un loculo di quindici metri quadrati con otto monitor, una consolle pieni di tasti di dubbia funzione e il suo portatile. Stanotte ha guardato per la terza volta "Il paradiso può attendere", film del 1978 diretto da Beatty e Henry, remake del già fortunato "L'inafferabile signor Jordan", vincitore di due premi Oscar, regia di Alexander Hall. Il suo ufficio è all'interno di un cortile che si trova all'interno di un complesso di sei edifici che ospitano gli uffici di una nota ditta di indumenti, in particolare di uno stilista italiano. Non faremo nomi per non far torto agli altri. Ma non divaghiamo. Il lettore freme. Dicevamo. Pasta panna e salmone. Una telefonata a un amico ch...

Nelle mani di uno sconosciuto

- Qual è il premio? - Nessuno. Proprio nessuno. - Allora perché dovrei farlo? - Perchè sei tu. - Cosa trovo all'uscita? - Forse niente. Forse non vorrai uscire mai più. È giorno, di questo sono sicuro. Il sole picchia quasi verticalmente, la mia ombra è quasi in osmosi col mio corpo che la proietta per terra. Per cui dovrebbe essere l'ora di pranzo. Non ho fame. Appena sveglio difficilmente ho fame. Sono anni che salto la colazione per passare direttamente allo spuntino di metà mattinata, un caffè macchiato freddo e una brioche con crema di cioccolato, preferibilmente di pasticceria. Odio le brioches la cui farcitura è grande quanto una biglia e sfortunatamente la maggior parte dei bar le offre di questo tipo. Punto della situazione. Sono qua dentro da "x" giorni. Credo una settimana.

Un lungo minuto di delirio

Il potere della perversione ha precluso e proibito possibili patti, ponendo il passato come passante per un probabile peccato. Pensare porta piccoli pezzi di perdizione che portano a pesanti pulsioni di pazzia. Passione. Rimangono ricordi, ritornano rombi. La rottura rimane e reiette rovine rimbombano rumori che rintronano. Restare. Rosso. Ingerire idiozie ibernate e identiche. L'innocenza è l'icona idealizzata. Idra. Momenti mai mossi dal mare della memoria. Minacce e menzogne. Morire mestamente, malvolentieri, maltrattato. Mollare nel mezzo della meraviglia mescolando miraggi. Miopia. L'occasione odorava di opportunità. Un obiettivo osceno. Mi hai obbligato a occultare occhi e orecchie. L'odio ha offuscato oceani, da occidente a oriente.