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1) Fuori era buio ma anche dentro non scherzava un cazzo.

Insomma, io e Wilfredo eravamo lì a parlare e straparlare di cose poco divertenti già da un po'. Ma riuscivamo comunque a mantenere buono l'umore grazie anche a po' di superalcolici vintage ma non per questo fuori moda (fuori luogo? fuori forma? chi se ne frega). Con noi c'era anche il levriero del piano di sotto che però ci lasciò al secondo bicchiere. - Scusate ragazzi ma domani porto i bimbi a scuola. Ovviamente intendeva i figli del suo padrone, un macaco. Se ne andò in fretta ma secondo me aveva capito l'antifona e non aveva voglia di evocare questioni famigliari brusche e faticose. Cosa che invece io Wilfredo ormai stavamo affrontando a viso aperto, come ai vecchi tempi (davvero?). Gli chiesi di andarsene, ma non prima di finire di parlare. Questione di padri, certo. Questione di figli, certo. Adulti, ragazzi, crescere, screscere, inventare parole come fossero fuffole imperaggiste. Non era semplice parlare di morti e fu nerali, non lo è per nessuno. Fuori...