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Il giorno dopo ferragosto

Un giorno dopo ferragosto mi giro e vedo la stessa estate che c'era prima di ferragosto. Solo un po' meno ubriacona. Io me ne sbatto il cazzo e vado a bere un paio di birroni. A più tardi! (rivolto ai miei amici immaginari, dal primo al penultimo - l'ultimo è andato in vacanza in un posto magnifico: da qualche parte) Riflessione dedicata Charles Bukowski. Auguri.

Prima o poi lo svuoto, giuro

Non fosse che non fosse, probabilmente sarebbe. Una nuvola, vagabonda, un po' reale, un po' zotica, colma d'ovatta bagnata, pesante, gira incurante sui pensieri grigi della città. Il frigo è vuoto, ma non mi importa un granchè. Del resto, non ho nemmeno fame. Ne avessi, la ricaccerei a sberle nello stomaco. Più che violenza, un passatempo un po' del cazzo. E poi la cucina è al piano di sotto, troppi gradini, troppi passi, e sono ancora sbronzo. La stanza mi prende a sberle da un paio di giorni, si è rotta di avermi tra le pareti, sporco, mezzo nudo, gli occhi rossi. L'uomo che non presenteresti all'amica. Di cui non diresti nemmeno "E' simpatico". Sul materasso appiccicoso, io appiccicato e mezzo appiccicoso, guardo la finestra. Oltre, c'è la nuvola, mai rassicurante, quasi polverosa. Lì sotto, il posacenere. Il posacenere che è pieno di te.