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Lui e le cose (prima parte)

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( dedicato alle donne che non ho mai amato: una. Tutte le altre non le ho nemmeno mai incontrate . La battuta non mi sembra delle migliori, ma in mezzo alle altre che si era appuntato era di certo la più verosimile. [umorismo dichiarato e giustificato]. Questa è una storia che probabilmente interromperò all'improvviso. Nei suoi documenti c'è tutto, ma dovete avere solo la pazienza di farvela raccontare. E sono le 00:22 del mattino. Prometto di riportare fedelmente la testimonianza di questo piccolo eroe. A rate, ma lo farò.)

Indagine su due cittadini al di sotto di ogni sospetto. Una storia verosimile. Prima parte di un racconto sperimentaloide.

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PRIMO GIORNO Bruno, il panettiere che sta all'angolo. - Non saprei dirle. I ragazzi che fanno il turno del mattino me ne hanno accennato ogni tanto, ma in fin dei conti a me non frega chissà cosa. E poi son troppo preso dalle mie cose per badare a due tizi che continuano a rincorrersi. Ho un negozio da mandare avanti, un mutuo, una ex moglie e le rate della macchina. Figuriamoci se ho il tempo per stargli dietro. Guarda qua, michette appena sfornate. Senti che profumo. Sandra, la sciura settantenne sempre in pelliccia. - Non se ne può più. E poi secondo me son dei drogati. Sì. Ormai questi giovani non pensano altro che a drogarsi. Si trovassero un lavoro, dico io. I nipoti di mia sorella, quelli sì che hanno la testa sulle spalle. Uno è negli Stati Uniti, fa delle cose strane, difficilissime, con i computer. L'altro ha aperto un bar su in montagna. A questi qui che girano da queste parti un calcio in culo gli darei, sì.

Un racconto di sbirri: Penultimo collegamento. Matteo Lincati a rapporto, Signore. - Prima parte.

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Le belle giornate le riconosci solo nel pomeriggio. A volte basta poco. Non serve svegliarsi col piede giusto. Nemmeno azzeccare la tostatura del caffè. Capisci che una giornata è migliore delle altre quando ti squilla il cellulare. In base a chi ti chiama la giornata può essere una totale merda oppure meritevole di essere vissuta. Ma una giornata per come cominci non sai come finirà. Potresti perfino morire. Arrivo a casa sua alle 14.30. Sono fresco.Sono pulito da almeno un paio di settimane. Pulito sul serio. Citofono e intanto mi godo la vista sul piccolo cortile che si scorge dal cancello a sbarre di ferro. Un classico: sbirro fino alla scelta degli accessori della casa. Mi apre senza rispondere. Mi aspettava. Come minimo da un paio di ore. Me lo immagino a camminare avanti e indietro per casa bestemmiando come un contadinaccio. Mi faccio strada da solo. Proprio un bel giardino. Mal curato ma comunque affascinante. Alcuni vedrebbero erbacce, io ci vedo della natura lascia...

Ora sono vicini - Prima parte.

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Lui la raggiunge sul balcone, si guarda intorno come se prima o poi possa spuntare qualcosa di interessante da osservare. Lei lo guarda. Non ama la sua barba, pensa gli nasconda gli occhi che non smetterebbe mai di fissare. Lì dentro lei ci vede lui. Con tutto l’amore. Tutto il dolore. Tutta la paura. Tutta la speranza. E aspetta che smetta di osservare. Sa che vuole parlare. Lo conosce. E infatti sta zitta. Aspetta. Lo ha sempre fatto. Non perché sia una donna paziente, tutt’altro. Semplicemente sa che deve farlo.