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Il Re è tornato

Esilio, da lontano, pare desertico. Ma riprendesti il cammino, volli farlo io. Sfrattato, umiliato, derubato, angosciato, nel campo arido buono per appoggiarci la merda. "Nulla crescerà mai più". Ma la verità è solo una bestia ferita, se dimentica, si nasconde, se ricorda, ruggisce. Incontrai ciò che di peggio offre... il sangue del mio sangue... sibili e graffi. Allora sai che facciamo, ce ne andiamo in Africa, senza di noi, "noi" lo lasciamo seppellito, i morti non disturbano, avanti un altro. Un altro...eroe? E poi, in un sogno invernale, tra i petali della notte, vidi la sua enorme orma, tracciar futuri migliori di voi. Tutto andò in orbita, tra lucciole per animali selvatici, ricordi che fanno male agli eredi, infine re ancora vivi tra le stelle, perché tutto è vivo quando non è scontato, il passato fa male, ma il peggio è passato. Nuvole maestose piene di leggende riempiono cieli elettrici che piangono terre prosciugate. Alla ricerc...

Si guardarono.

Si presero. Non si capirono. Provarono quindi a capirsi e poi a prendersi. Tutto come prima. Si guardarono. Tutto come prima. Non si guardarono. Ora è chiaro. Prima come tutto. E ora? Chiaro.  Si guardarono. E' ora. Si guardarono come prima e si presero tutto.  Bene.  - Ci stiamo prendendo. - Ci stiamo apprendendo. Apprendisti stregoni. Nient'altro che amici.

Poesia #235495

Lo scrivo di fretta, mentre la città brucia e tra quelle fiamme vedo salire l'alito cattivo di chi non usa più il collutorio perché crede che sia sufficiente lavarsi i denti per stare bene. Ora, non sono un divo, non sono il vostro cazzo di eroe pronto a morire in nome della giustizia. Sul terrazzo dimentico di cosa sia il buon gusto (c'è chi, analfabeta, lo chiama tempismo) mi innaffio di vino neanche fossi un nebulizzatore di ottima annata. Ho appena intasato l'anima e non trovo lo sturacessi che mi regalarono quegli zii lontani quanto la Mongolia. Le persone non hanno fretta. Solo si svegliano troppo tardi. Non ho idea di che cazzo abbiano combinato durante la notte. Forse è l'invidia. Forse è la speranza. Riesci a distinguere un fiocco di neve dall'altro? Finisco in fretta. Mentre la città si adagia sulle sue ceneri, lenzuolo su un letto su cui non dormirà più nessuno. Grido un vaffanculo a quella volta che non feci a pugni per te. ...

Ne era valsa la pena.

Una volta dimenticai cosa fosse il giallo. La mia vita cominciò a stare male. Lo cercai a lungo. Venni rinchiuso, mi presero per pazzo. "Non potete ingabbiarmi, non sono un uccellino" Trascorsi lì dentro alcuni dei miei anni migliori, quelli che non si perdono nell'attesa che arrivi qualcosa di più grande di noi. Non la morte, sia chiaro: la sua comprensione. "Ok, ma fatemi sentire libero in qualche maniera" e mi diedero una lavagna con un paio di gessetti. Mi portarono il cancellino dopo la quarta lavanda gastrica. Non ero pazzo. Avevo solo dimenticato una cosa che gli altri conoscevano benissimo. "Ma come? Tu hai dimenticato cos'hai mangiato l'altro ieri e non ti sbattono qui nella mia gabbia?". Nessuno di loro mi rispondeva, preso com'era dalla sua bastarda presunzione di sentirsi migliore di me. Quando mi rilasciarono là fuori trovai un mondo uguale a prima, solo più...invecchiato. No. Consumato. Meglio. Ingiallito....

Thunder Road.

Rosalita, vieni fuori stanotte! Perché la notte è come un incidente sulla 57° Strada, più difficile di tutto quanto il resto, di un giorno malinconico. sto aspettando una giornata di sole su questa terra difficile ma non mi arrendo. Sono un cuore affamato di una terra promessa, e noi siamo nati per correre, là fuori in strada, passeremo per il Nebraska, per Atlantic City, per le strade di Philadelphia, incontreremo fratelli di sangue su qualche fiume, ascolteremo radio di nessun luogo, ci prenderemo cura di ciò che è nostro, balleremo nell'oscurità dei bassifondi! Dei bassifondi! Sono in fiamme, così come le strade e l'oscurità alla periferia di questa città.

Quando tutto era nuovo e migliore di qualsiasi altra cosa.

Era un po' che non accadeva, stanotte è riapparsa, bella come l'ho sempre avuta in testa, quando tutto era nuovo e migliore di qualsiasi altra cosa. Insomma, ricominciamo a fare le nostre cose - è un ritorno in piena regola, fatto di nuovi sguardi e vecchie abitudine (quelle belle, mica le cazzate) - rimetto piede in casa sua, rimango un'ora sull'uscio della camera da letto, quasi piango ma so che mi guarda, quindi la guardo piangere felice come una bambina, riempiamo quella stanza nuovamente e finalmente di noi, ho dimenticato tutto infatti non fumo, le guardo la schiena e vedo che sta bene, facciamo un giro con una strana moto, arriviamo da qualche parte dove, boh! tanto chi se ne frega, io sono felice, Felice, quando ecco la mitragliata al cervello: all'improvviso lei è incinta. Rimango secco, non so bene cosa fare, intuisco che non è mio ma di un figlio di puttana in particolare, allora le dico di rimanere li dov'è mentre io vado a fare una co...

Non ti basta chiedere indicazioni

Sedie di legno rovesciate nel deserto che è dietro l'angolo (non ti basta chiedere indicazioni). Qualcuno si è seduto, qualcuno forse si siederà, non ne ho idea, sono capitato qua per caso. Acrobazie, vortici, ciò che ricordo è una lotta tra due che non ne volevano sapere di dimenticarsi. L'amore è il cecchino che colpisce e ti chiede il doppio del compenso, il sesso è l'assistente arrivista che ti fa il lavoro alla metà del dovuto. Figli di puttana! E tu chi scegli? Provai a discostarmi ma la sabbia mi tratteneva, quel posto era un'enorme clessidra a cielo aperto, dove il tempo era regolato da un maledetto vento che è il figlio che non vorresti avere. E' possibile scopare con l'aria? Sono capitato qua per caso. Sono finalmente nel posto giusto.

Sesso incandescente come quella volta che ti guardai e ti vidi nuda nonostante i vestiti.

Non saprei dirti nemmeno come si scrive il tuo nome attaccato come sono al tuo sesso. Dopodomani sarà un giorno diverso dagli altri perché stasera ci siamo conosciuti e abbiamo deciso che i nostri corpi dovevano combattere con l'arma più potente: scopare. Siamo forse il risultato di una lotta tra due eserciti che si sparano nel nome della stessa nazione? Che fottere e mischiarsi non sia altro che la Terra Promessa? (In fin dei conti per raggiungerla gli ebrei ne hanno viste di tutti i colori). Droga su droga, droga per droga. Ti voglio attaccata al mio cazzo. Mi vuoi attaccato alla tua figa. Non si può combattere senza un pretesto. Non ci si può sbranare senza avere fame. Non ci possiamo impossessare senza concederci. Prendi i tabù che ti hanno insegnato e rimettili da dove sono arrivati: nel niente. Lo farò anch'io. Già che ci sono aggiungo un paio di molotov che l'imbarazzo brucia che è una bellezza. Meglio della benzina. (te l'ho già detto che scriv...

Ma siamo gli ultimi

La spiaggia il sasso che rimbalza acqua elastica non c'è la voglia di scrivere ti afferro e improvvisiamo ipnosi che nessuno conosce la parola chiave non provate a fermarci figli di puttana la svolta siamo noi che circondiamo la voglia di prenderci ti prendo mentre tutto se ne va e nemmeno l'autunno può invecchiarci granelli di fronte un oceano piroette furiose nel firmamento di qualcosa che forse è troppo retorico ma siamo gli ultimi quanto tempo è passato? non voglio chiuderla qui te l'ho mai detto che l'amore è così forte che è capace di spezzare un cuore?

Via quelle manette.

Preso dentro, macchina senza controllo esagerazione sublime come un cane sciolto (che non è come il gelato fai bene attenzione, non leccare cocker quelli poi diventano pompini [battuta per chi sa l'inglese, chi frequenta siti per slunghe o chi ha almeno un pizzico di fantasia]) ecco sì, l'impatto. Il botto, il frastuono, sgommate sull'asfalto, feriti, chiamate l'ambulanza, gente che si ferma a guardare. Un frontale da pazzi. Fermi tutti. Sto bene. Giuro che non ho bevuto. E' stato inevitabile. Via quelle manette. Non potete arrestare un sentimento.

Sbronza di Santo Stefano.

Sono sparito. Senza bisogno di veleni nè corde. Mi è capitato più volte di sentirmi chiedere che fine avessi fatto. Sono sempre stato qui, giuro. Cambiano le temperature, cambiano le piazze, eppure non mi sono mai mosso. Dall'altra parte dell'oceano c'è solo altra terra che crediamo migliore solo perché ce lo dicono gli altri. Poi c'è altra acqua. E terre separate da acqua. Sono sparito ma sono ancora qui, dicevo. Con tutto il mio trasparire. Ricordo quando non me la sentivo di scrivere e allora mi mettevo in attesa. Prima o poi verrà la voglia, mi dicevo. Prima o poi accadrà qualcosa di cui raccontare. Che potrà interessare. Intanto sono ingrassato. E la voglia di dimagrire sfumava con le stagioni graffite. Cazzo c'entra, ti chiederai? Fidati. Per potermi farmi rimanere dove puoi trovarmi devi avere la certezza che sovrappeso o meno, pigro o non pigro, rimango aggrappato alla solfa di cui sono fatto. Poi magari mi scolo un paio di Tennent'...

Nient'altro.

E nel freddo di bicchieri ancora colmi loro sghembi si guardarono un'altra volta come fosse la prima ma non l'ultima. Le parole caddero risucchiate nell'evenienza di un ripensamento che non avevano il coraggio di affrontare. Nel frattempo non gliene fregava un cazzo di quello che c'era intorno. Non se lo dissero, ma ce n'era bisogno? Io non so ancora come andrà a finire ma so per certo che ti amo. Nient'altro. Sorseggiarono senza bere. Quando prevalse il coraggio di dimenticare. Si fece spazio l'esperienza. La distanza. La mancanza. Prima la fuga, poi il portone, poi casa. Casa. Avvolti. Roteati. Un razzo lassù in alto. Quella laggiù è la Terra, vedi? Tolti i vestiti. Spenta la luce. Per sempre.

Io e l'albatros quella sera che avevo un gran sonno (tre giorni che non dormivo).

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Ero a casa, facevo un cazzo, volevo giusto dormire, quando entra quell'albatros dentro il mio soggiorno. Dalla finestra, aprendola non so come dall'esterno. Una destrezza incredibile. All'inizio pensai fosse un ladro, ma non era né armato, né incappucciato. Entrò, dicevo, e non si presentò nemmeno. Più maleducato dello struzzo venuto la volta prima. Un paio di svolazzi, neanche a voler rassicurarsi di non esserci già stato, come se di per sé la situazione non fosse già abbastanza assurda, questo volatile da porto si accascia sulla poltrona. Mi sembrò di scorgere del disappunto nel vedermi in pigiama. "Ho sonno" Gli dissi. Mi venne spontaneo, non reggo gli sguardi di disappunto. E lui mi ricordava mio padre. Certo, è da malati confessare una certa sensazione, non è di tutti i giorni trovare animali che sembrano i propri genitori, eppure così stavano le cose.

Di getto #1. Sesso #1.

Sperduto nel mio cantelinare e foglie che trasportate dalle nubi del mio riflesso, così sia, nella danza dell'autunno di un pomeriggio che spegnendosi rincuora il mio vivere.

Vittoria nel Concorso letterario "PoeZine ediz. II", www.scripta-volant.org

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Ieri sera, alla fine di una giornata lunghissima, sono tornato a casa in treno. Dopo essermi scolato una bottiglia di vino, quello fatto da mio nonno, abbastanza forte da ubriacare un plotone di vichinghi, ho preso un paio di birroni e me li sono scolati sulla banchina. Nel mentre ho ballato e cantato a squarciagola tutto ciò che passava nel mio mp3, sbattendomene i coglioni di chi ci fosse o meno (show che è poi proseguito fino ad Affori). Arrivo a casa, apro la mail e scopro di essere tra i sei vincitori del concorso "PoeZine" , indetto da Scripta-volant.org. La poesia è " Là in fondo ". Per me è una gran bella soddisfazione. Spero vi piaccia. Clicca qui per scaricare il PDF. Clicca qui per leggere l'annuncio ufficiale. dedicato a mio Zio.

Domani #2.

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Sono sulla mia bella amaca, adagiato nel mio far niente, nel mio aspettare. Perché l'uragano che sta sparando auto, sradicando case, lo vedo. Sta per passare da qui. Lo so. Non per sfizio, nemmeno per sfiga. Perché così deve andare. E allora vieni, maledetto figlio di puttana. Scolati la mia anima come fosse birra dopo una corsa e poi accartoccia il mio corpo nella spazzatura dell'inevitabile. Dimentica cosa vuol dire perdonare, lascia perdere cosa vuol dire aspettare. Io sono qui. Sulla mia amaca dove non riposo da troppo tempo, spinto da qualche sberla di vento insipido, vigliacco, ipocrita nel suo apparire senza lasciare che qualche raffreddore. Sei il peggiore dei bastardi, lo sappiamo. Passerai, distruggerai, rimarrai. Un giorno o l'altro ti ucciderò. Almeno ti consumerò.

Domani #1.

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Credo che non esista niente simile al sentimento della mancanza. Dall'origine sentiamo che ci manca qualcosa. E poi un po' correndo un po' camminando lo si va cercando nella risata nei capelli nelle labbra negli occhi nell'essenza di qualcosa per cui valga la pena vivere.

In fiamme

Sai, prima di poterti ricordare ricordo di non averti mai dimenticato. E ogni giorno non dimentico di ricordarti. Sai? Converso e conservo, con versi di versi, la carezza che non ti riesce di trattenere. Istinto in un istante mai estinto. Ora. Scenderò da qui e andrò fino là in fondo, dove c'è il parco. Senza pretese, senza pretesti. Guarderò il bordo della città, dove si appoggia un po' scomodo il cielo. Mi infilerò nel bar dove ti ho sempre trovata. E prima che tu possa annegare il desiderio nel bicchiere bastardo ti proteggerò col bacio che ti metterà in pace col mondo.

Toccata e fuga. La masturbazione ai tempi dell'amore.

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Immagine di Misconception Photography. http://www.flickr.com/photos/alyzam6/4862005604/ Stop. Rewind. Slow motion. Pause. Play. Slow motion. Replay. Replay. Pause. Indurimento. Alzarsi. Cucina. Frigorifero. Birra. Ancora una. Tornare in soggiorno. Comprare i biglietti? Partire domani stesso? Sedersi. Rimanere immobili. Bere. Bere. Bere. Fumare.

S106

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Ribelle prendi in giro i fedeli alle regole. Quanti anni ci hai messo a venire fuori? Da quanti sei li? C'è poco da fare: chi non ti aspettava è meglio che torni a studiare. Non fisica. Nemmeno quella degli astri. E' solo una questione di umiltà. Perché quello che hai fatto non è altro che  ricordarci quanto siamo impotenti di fronte all'universo. Che non possiamo essere Dio su alcuna cosa.  Grazie. Sharpless 106 Nebula, originata dal materiale emesso da IRS4, stella massiva nata 100 mila anni fa. Il tutto nella Costellazione del Cigno.