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Domani #2.

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Sono sulla mia bella amaca, adagiato nel mio far niente, nel mio aspettare. Perché l'uragano che sta sparando auto, sradicando case, lo vedo. Sta per passare da qui. Lo so. Non per sfizio, nemmeno per sfiga. Perché così deve andare. E allora vieni, maledetto figlio di puttana. Scolati la mia anima come fosse birra dopo una corsa e poi accartoccia il mio corpo nella spazzatura dell'inevitabile. Dimentica cosa vuol dire perdonare, lascia perdere cosa vuol dire aspettare. Io sono qui. Sulla mia amaca dove non riposo da troppo tempo, spinto da qualche sberla di vento insipido, vigliacco, ipocrita nel suo apparire senza lasciare che qualche raffreddore. Sei il peggiore dei bastardi, lo sappiamo. Passerai, distruggerai, rimarrai. Un giorno o l'altro ti ucciderò. Almeno ti consumerò.

Non fa freddo

Tre bicchieri di vino rosso, di quello buono, invecchiato fino al limite ed estratto da uve fin troppo mature. Una barzelletta sconcia. Risate. La radio è accesa e trasmette canzoni sconosciute. Nel cielo la luna brilla solenne, accarezzata da stelle che chissà da quanto tempo non sono più lì. Quanti siamo? L'ennesimo brindisi prolunga il divertimento di una serata che ha senso grazie alla nostra voglia di vivere. Un rumore. Qualcosa più di un rumore. Un rumore bagnato. Sta piovendo. Il diluvio investe ora il gazebo. L'estate... Godiamo della frescura che questa pioggia ci regala. I cavalli impazziscono nel maneggio e i cani scappano dal cortile senza abbaiare. Non fa più caldo. L'aria è secca, quasi tagliente. Ma non fa freddo, no. Pozzanghere porpora riempiono il prato. La densità aumenta. Queste macchie di colore sono mitragliate da un cielo che non ne ha mai abbastanza.