Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta cinema

Cosa potevo volere di più #1

Ok. Ho appena scoperto che fuori concorso a 71 Mostra Del Cinema Di Venezia c'è The Humbling, diretto da un certo Barry Levenson e interpretato da un certo Al Pacino . Il film è semplicemente l'adattamento de "L'umiliazione" di un certo Philip Roth .  Queste parole sono state scritte con la mano sinistra.

Votatemi perché #1

Votatemi e avrete letti matrimoniali al posto di poltrone in alcune sale dei cinema.

Martin Scorsese: Lettera a mia figlia.

Carissima Francesca, ti scrivo questa lettera per parlarti del futuro, che io vedo attraverso la lente del mio mondo. Attraverso la lente del cinema, che ne è sempre stato al centro. Nel corso degli ultimi anni sono arrivato alla convinzione che il cinema col quale sono cresciuto, quello che vive nei film che ti ho mostrato sin da quando eri piccola e che fioriva quando io ho iniziato a fare cinema, sta arrivando alla fine del suo ciclo. Non mi riferisco ai film che sono già stati girati, ma a quelli che devono ancora venire. Non scrivo queste parole né con desolazione né con un senso di sconfitta. Al contrario: io penso che il futuro sia molto luminoso. Abbiamo sempre saputo che il cinema è un business, e che la sua arte è stata possibile perché compatibile con le esigenze del business. Quando abbiamo iniziato, negli anni Sessanta e Settanta, nessuno di noi si è fatto illusioni su quel fronte. Sapevamo che avremmo dovuto lavorare duramente per proteggere ciò che amavamo. Sapevamo anch...

Che figata.

Deposito trolley con annessi lupo e slider, porta stativi, incazzato nero per la scarsa tolleranza dei pendolari verso un assistente di produzione. Chiedo a dei ragazzi di dare un occhio alla roba mentre prendo caffè e brioche. Dopo un mezzo confronto con la maleducazione di una cassiera esco. Uno dei ragazzi mi chiede che cos'abbia lì dentro. Rispondo che ho attrezzatura per un set. Ribatte: "Che figata!". E lì passa tutto e mi spunta un sorriso ebete. Buongiorno!

Mood Indigo è troppo Gondry.

Il difetto principale di Mood Indigo è che nel film c'è troppo Gondry. E' comprensibile: l'opera di Boris Vian, su ammissione del regista francese, è quella che ha maggiormente condizionato la sua fantasia fin dalla prima lettura durante l'adolescenza. Bisogna però cercare di andare oltre. Il film è certamente personale (direi pure radicale) ma la storia raccontata viene soffocata da trovate stilistiche e visive (comunque alcune - poche - bellissime e c'è poco da fare: Gondry crea dei mondi spettacolari) che esasperano i colpi di genio già surreali dello scrittore. La regia è attenta ma non basta. Ed è un peccato: se Gondry avesse dato più peso ai personaggi e ai dialoghi a meno allo stop motion forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di più lineare, più in sintonia con la tetra e meglio riuscita seconda parte . Che però a causa delle vistose defezioni della prima (il primo quarto d'ora è un videoclip musicale alla Gondry però filmico senza playback) ne risente r...

Auguri Marty! Rapido excursus clip by clip nella sua filmografia.

Immagine
Oggi Martin (Marty per gli amici) Scorsese compie 70 anni.  Pubblico la sua filmografia estraendo per ogni film una sola scena. Che sia la più famosa, la più riuscita, la più emozionante, è solo un rapido excursus (con i mezzi fornitemi da youtube) in una carriera straordinaria, fatta di autentici prodigi (Afterhours, Toro Scatenato, Goodfellas, The Departed, Taxi Driver) e di perle meno prodigiose ma di uguale e meravigliosa fattura (New York New York, The Aviator, Alice non abita più qui). Su questo regista andrebbero scritte milioni di pagine: tecnico, poetico, spettacolare, umile.  Anzi. Per descriverlo mi viene da usare una sola parola: cinematografico. E' uno dei pochi autori in grado di stupirci tenendoci con un piede per terra. I suoi film colpiscono per il realismo e per i virtuosismi che assecondano la natura stessa del cinema: fare immaginare.  E quando un uomo riesce a rendere reale l'immaginazione e a far immaginare la realtà riesce a fare cinema. E ...

Must see #9. #Selacapo. Welcome to Reality, Matteo Garrone.

A questo link il mio invito alla visione di Reality, ultima opera Grand Prix della Giuria a Cannes di Matteo Garrone.

Must see #8. #Selacapo. Il corpo, la violenza, la libertà: “Hunger”. L’esordio folgorante di Steve McQueen.

A questo link il mio invito alla visione di Hunger, opera prima capolavoro (2006) di Steve McQueen.

Domanda di ammissione alla scuola di regia.

Perché vuoi fare regia? - Raccontaci un po' di te. - Cosa ha influito maggiormente sulla tua scelta? Voglio fare regia perché voglio fare regia. Mi sembra chiaro. Che cazzo di domanda è? Ho già realizzato un cortometraggio horror stucchevole con protagonista la mia anima gemella (con la quale ho smezzato il premio col solo scopo di farmela). Sono un cazzo di appassionato ossessionato che sbava quando pensa a Spielberg, la mia anima gemella (che tra le altre cose per un certo periodo ha preferito un frocio a me) se la fa con il mio migliore amico (un fallito buono a nulla se non a immaginare futuri impossibili ma molto bravo a scopare e fottere la donna ad altri grazie al suo bel visino) che l'ha perfino sverginata, io d'altro canto sono stato scappucciato da una che credevo la donna perfetta che invece si è rivelata un ammasso di tragedie personali che l'ha portata all'autodistruzione fino a una morte improvvisa (non si è capito proprio come sia potuto succedere, ...

Francis Ford Coppola, Apocalypse Now (1979) - Monologo del Colonnello Kurtz sull'orrore.

Immagine
Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola rientra a pieno titolo nella lista di quei film che hanno lasciato il segno non solo nel cinema ma anche nell'immaginario collettivo. Quella che molti ignorano è la storia dietro alla produzione del film, durata un anno e mezzo nelle Filippine, che vide staff e attori vivere una sorta di Odissea tra tifoni che spazzarono set da 300.000 dollari e i tentati suicidi del regista sull'orlo della depressione per il terrore di non poter finire la sua opera. Non solo. L'arrivo di Marlon Brando ubriaco e sovrappeso di quaranta chili, l'infarto di Martin Sheen che rallentò le riprese, le continue dispute col governo del Dittatore Marcos sono solo alcune delle difficoltà incontrate durante la produzione (budget speso 30 milioni di dollari a fronte dei previsti 12-15). Quasi tutto è stato narrato nel documentario del 1990 " Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse " (in italiano "Viaggio all'inferno...

Martin Scorsese, Shutter Island (2010) - Dialogo sulla violenza.

Immagine
Quello che segue è il "Violence Speech" tratto dalla sceneggiatura (da pagina 107, stesura 2007, non definitiva) di Shutter Island, film (2010) di Martin Scorsese, screenplay di Laeta Kalogridis, basato sul romanzo omonimo (tradotto in Italia "L'isola della paura") di Dennis Lehane. Lo trovo un dialogo molto interessante, composto da battute che possono sfondare la quarta parete ed essere contestualizzate agli ampi dibattiti sulla violenza nel mondo contemporaneo. Riporto la versione originale, di facile comprensione. Questo il link da cui poter prendere in prestito la sceneggiatura del film (non definitiva, 3 ottobre 2007):  http://www.rapidspread.com/file.jsp?id=2vneaucjli . In fondo al post, potete trovare il video (in italiano) del dialogo da me proposto.