sabato 29 dicembre 2012

Citazione #111

- Lo so, è all'ultimo minuto, ma c'è una fuga di notizie, l'ha detto l'infiltrato di Queenan, io mi faccio una sigaretta, vieni? Ah, tu non fumi, sei un maniaco salutista, eh? Ma vaffanculo!

(Capt. George Ellerby, The Departed, Scorsese)

mercoledì 26 dicembre 2012

Sbronza di Santo Stefano.

Sono sparito.
Senza bisogno di veleni nè corde.
Mi è capitato più volte
di sentirmi chiedere che fine avessi fatto.
Sono sempre stato qui, giuro.
Cambiano le temperature, cambiano le piazze,
eppure non mi sono mai mosso.
Dall'altra parte dell'oceano c'è solo altra terra
che crediamo migliore solo perché ce lo dicono gli altri.
Poi c'è altra acqua. E terre separate da acqua.
Sono sparito ma sono ancora qui, dicevo.
Con tutto il mio trasparire.
Ricordo quando non me la sentivo di scrivere e allora mi mettevo in attesa.
Prima o poi verrà la voglia, mi dicevo.
Prima o poi accadrà qualcosa di cui raccontare. Che potrà interessare.
Intanto sono ingrassato.
E la voglia di dimagrire sfumava con le stagioni graffite.
Cazzo c'entra, ti chiederai?
Fidati.
Per potermi farmi rimanere dove puoi trovarmi devi avere la certezza
che sovrappeso o meno, pigro o non pigro,
rimango aggrappato alla solfa di cui sono fatto.
Poi magari mi scolo un paio di Tennent's e tutto mi viene più facile.
Sappi che la sbronza non è un limite, nemmeno un traguardo.
Solo un espediente.
Ma tant'è.
Non ti spaventare davanti alla mia guida spericolata su un'autostrada,
almeno fino a quando non innesto una retromarcia improvvisa
(lì sì che sono cazzi).
Sai che c'è?
Vado a cercare qualcosa da fumare che ne ho proprio una gran voglia.
Intanto, un po' grasso e un po' magro, che al sesso poco gliene sbatte,
sdraiato forse un po' no,
rovescio l'insensatezza di una notte che non si è consumata come volevo.
Da lontano osservo chi si gode il regalo più grande.
E andrò dormire così come sono.
Sbronzo.
Romantico.
Allegro.
E lì, nascosto nella mia voglia di averti
guardo il mondo dall'universo.
E non mi sono mai sentito così piccolo.

lunedì 24 dicembre 2012

Nient'altro.

E nel freddo
di bicchieri ancora colmi
loro sghembi si guardarono un'altra volta
come fosse la prima ma non l'ultima.
Le parole caddero
risucchiate nell'evenienza di un ripensamento che non avevano il coraggio di affrontare.
Nel frattempo non gliene fregava un cazzo di quello che c'era intorno.
Non se lo dissero, ma ce n'era bisogno?

Io non so ancora come andrà a finire ma so per certo che ti amo. Nient'altro.

Sorseggiarono senza bere.
Quando prevalse il coraggio di dimenticare.
Si fece spazio l'esperienza. La distanza. La mancanza.

Prima la fuga, poi il portone, poi casa.
Casa.
Avvolti. Roteati. Un razzo lassù in alto.
Quella laggiù è la Terra, vedi?
Tolti i vestiti.
Spenta la luce.

Per sempre.



mercoledì 19 dicembre 2012

Conversazione al bancone #1

- Per me una vodka liscia, per lui solo acqua con benzina. Lo scusi è astemio. E un completo idiota.

sabato 15 dicembre 2012

Mi manchi.

Mi manchi. Hai proprio una mira di merda.

sabato 1 dicembre 2012

Veloce sfogo sulle sacrosante idee. #1

1.0 Interno, Sera - Indifferente.
(mascherino: 2:35:1 - fotografia B/N)

- PP.
Avere un'idea è come la migliore scopata con la donna della tua vita.

- Dettaglio.
Hanno la stessa durata.

- PP.
La trovi

- Leggero zoom out.
La scopri

- Piano sequenza (+ zolly out).
La denudi, la baci, la lecchi, la leghi, la tormenti,
vi invertite le parti, vi stuzzicate, 
e finalmente si comincia a farlo,
dolce violento dolce violento
si cambia ritmo, ci si strappa i vestiti,
si cambiano posizioni, di nuovo un altro ritmo,
partono le fantasie, la segretaria,
il ricatto, le manette, le bende, i polsi stretti,

- PPP.
E boom!

- PPP dx.
L'orgasmo

- PPP sx.
e subito

- PPP.
le coccole. 

- PP.
E poi una sigaretta e si brinda con un bicchiere di vino rosso corposo di 14°.

- Dettaglio.
Questo è avere un'idea.

- PP.
E il meglio viene dopo la scopata, quando si comincia a preparare la successiva.

- PPP (soggettiva).
E' frustrante vedere una propria idea non realizzata.

- Leggero zoom out.
Di più ancora non realizzabile.
Peggio ancora quando prende forma e viene interrotta.

- Piano sequenza.
Quando qualcuno spreca la tua idea,
la comprende male, non te la concede, te la rifiuta, te la sconvolge, te la cestina,
potesse avere tutte le ragioni del mondo,
è come quando ti lascia l'amore della tua vita,
con la differenza che a creparsi fino a quasi dilaniarsi
è il cervello.

- PP.
Lo stesso organo che si indurisce appena butti fuori l'idea.

- PP.

Il mondo non dovrebbe essere all'altezza dei propri sogni.
Ma delle proprie idee sì cazzo.

- Dissolvenza in nero di chiusura.

sabato 17 novembre 2012

Non sequitur pornografico.

Indicò dall'altra parte del soggiorno
che i miei dubbi vennero aggiustati dalla confusione.
Lì, sulla carta da parati messa da qualcuno che non aveva proprio le idee chiare,
c'era il quadro di una vagina violata da una cannuccia.
Rimasi perplesso, lo ammetto.
- Torno subito -
disse lei, entrando in cucina.
Quella raffigurazione mi aveva proprio scosso.
E di roba strana ne avevo vista nella mia vita.
Una volta andai con una che a letto
voleva la chiamassi "giraffa".
La cosa non era difficile, solo che non riuscivo a non ridere durante il coito:
lei si incazzò e prima ancora di arrivare al dunque
mi buttò fuori sul pianerottolo.
Più che una scopata, un safari interrotto.
Guardavo quel quadro cercando di interpretarlo.
Forse fu proprio quello l'errore.
Lei tornò, bicchieri sul vassoio,
mi servì e si sdraiò allungandosi sulle mie gambe.
La situazione era del tutto normale,
eppure mi sentivo nel posto sbagliato con la donna sbagliata nel momento sbagliato.
Che cazzo significava quella cannuccia?
Anzi. Chi cazzo poteva aver dipinto quel quadro?
E quella vagina: era la sua?
Certe cose preferisco scoprirle dopo, magari durante.
Insomma, chiacchierammo di cazzate, aria fritta, tipico di chi
ha una gran voglia di farlo e aspetta che l'altro faccia la mossa giusta,
solo che io ero nel posto sbagliato con la donna sbagliata nel momento sbagliato.
Come quella volta che mi trovai a parlare di uguaglianza
in Sudafrica con una di quelle che voleva Mandela in carcere
(non mi baciò nemmeno. Compresi).
All'ennesimo discorso futile sul colore delle tendine della doccia
mi liberai:
- Senti, ma quella è la tua vagina? -
Lei ci rimase un attimo. Prese fiato, dopo un sorso di drink:
- Quella? Ma sei pazzo? E' di mia madre.
Divenni ragazzino davanti al primo porno: spaventato e incuriosito.
Con un'erezione monumentale. Intimorita, ma monumentale.
- Ah. E chi l'ha dipinta?
- Che domande. Ma io naturalmente.
E lì l'erezione si fece incerta. Tra le gambe avevo un fucile di gomma.
- E' tutto fatto ad olio.
- Hai del talento.
La mia constatazione puzzava di circostanza sedici chilometri lontano.
Presi coraggio, il disagio era ormai calpestabile.
Non mi disturbava tanto che lei avesse raffigurato il posto da cui veniva
(c'è chi disegnerebbe la città, al massimo l'ospedale, ma vabbè...)
ma tanto quella cazzo di cannuccia.
- Io devo andare.
- Non vuoi scopare?
- Tanto, davvero, ma devo smaltire un'erezione.
- Mio padre era un alcoolizzato.
- Come?
- Quella cannuccia, dico. Mio padre, che Dio l'abbia in gloria, beveva come una spugna. E l'unico modo che mia madre aveva di averlo con sé era questo. Una cannuccia nella vagina. A volte la bagnava col cognac.
- Ah.
Non so come, ma glielo chiesi.
- Ci metteva anche il ghiaccio?
Lei si incazzò da morire. Si sentì tremendamente offesa.
- Sei un porco.
E mi cacciò fuori, minacciando di chiamare i carabinieri.
Non la vidi più.


Auguri Marty! Rapido excursus clip by clip nella sua filmografia.

Oggi Martin (Marty per gli amici) Scorsese compie 70 anni. 
Pubblico la sua filmografia estraendo per ogni film una sola scena. Che sia la più famosa, la più riuscita, la più emozionante, è solo un rapido excursus (con i mezzi fornitemi da youtube) in una carriera straordinaria, fatta di autentici prodigi (Afterhours, Toro Scatenato, Goodfellas, The Departed, Taxi Driver) e di perle meno prodigiose ma di uguale e meravigliosa fattura (New York New York, The Aviator, Alice non abita più qui).
Su questo regista andrebbero scritte milioni di pagine: tecnico, poetico, spettacolare, umile. 
Anzi. Per descriverlo mi viene da usare una sola parola: cinematografico. E' uno dei pochi autori in grado di stupirci tenendoci con un piede per terra. I suoi film colpiscono per il realismo e per i virtuosismi che assecondano la natura stessa del cinema: fare immaginare. 
E quando un uomo riesce a rendere reale l'immaginazione e a far immaginare la realtà riesce a fare cinema. E andarci un po' oltre.
Vorrei tanto ci fossero almeno altri 70 anni di successi.
Auguri Marty!

domenica 11 novembre 2012

Dell'amore.

- DISCLAIMER -
Il seguente post è colmo di affermazioni e pensieri del sottoscritto (proprietario del blog) sull'amore (o su come viene fuori), argomento a cui molti dicono di essere allergici ma poi di nascosto, lo sappiamo, tutti abbiamo detto almeno una volta "ti porto tre metri sopra il cielo". O almeno pensato, ma per non sfigurare, che l'innamorato è un mostro paludoso e zozzo, non lo si è mai detto. E' un post volante, scritto un po' ubriaco. Per cui non rompetemi i coglioni. Mi piace l'amore. Non solo scopare. E sono addirittura eterosessuale.Ah, a volte mi perdo nella mia voglia di sdrammatizzare. Non andate nel panico. Così ha voluto l'autore, cioè me. Che riposi in pace. 

lunedì 5 novembre 2012

The Cure, Lullaby (1989, Disintegration) - Traduzione


Estratta dall'ottavo album Disintegration, Lullaby (letteralmente "Ninna Nanna") rispecchia appieno l'atmosfera decadente, triste, onirica del terzo disco della trilogia dark (Faith e Pornography gli altri due) della band di Robert Smith.

Il testo è, su ammissione del cantante (Never Enough: The Story of The Cure, Jeff Apter), ispirata a una delle ninna nanne che il padre gli raccontava quando era piccolo, quasi più un perverso invito ad addormentarsi presto.

Il video, diretto da Tim Pope (regista tra gli altri di almeno quindici video per i Cure, alcuni per i Darkness e "Hard Life" dei Queen) ha vinto i Brits Award nel 1990 nella categoria "Best Videos".

giovedì 18 ottobre 2012

Io e l'albatros quella sera che avevo un gran sonno (tre giorni che non dormivo).

Ero a casa, facevo un cazzo,
volevo giusto dormire,
quando entra quell'albatros dentro il mio soggiorno.
Dalla finestra, aprendola non so come dall'esterno.
Una destrezza incredibile.
All'inizio pensai fosse un ladro, ma non era né armato, né incappucciato.
Entrò, dicevo,
e non si presentò nemmeno.
Più maleducato dello struzzo venuto la volta prima.
Un paio di svolazzi, neanche a voler rassicurarsi di non esserci già stato,
come se di per sé la situazione non fosse già abbastanza assurda,
questo volatile da porto si accascia sulla poltrona.
Mi sembrò di scorgere del disappunto
nel vedermi in pigiama.
"Ho sonno"
Gli dissi.
Mi venne spontaneo, non reggo gli sguardi di disappunto.
E lui mi ricordava mio padre.
Certo, è da malati confessare una certa sensazione,
non è di tutti i giorni trovare animali che sembrano i propri genitori,
eppure così stavano le cose.

lunedì 8 ottobre 2012

Morra cinese.

La morte precoce di alcuni musicisti credo dipenda dalla volontà di Dio di non avere pari sul pianeta che fece creare dal proprio stagista (il buon Gigi).

Fenomeni come Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, John Coltrane, Charlie Parker, Freddie Mercury, Layne Staley, John Lennon vengono quindi richiamati nell'alto dei cieli a causa dei loro virtuosismi, che inducono chi capisce di arte e musica a riconoscerli come unici profeti della verità assoluta (quella che sorregge piccole questioni come la vita, la morte, l'amore, la convivenza e via dicendo). Ecco, quando questi si spingono un po' "oltre" le umane (divine?) concessioni, il buon Dio li richiama, pronto a goderseli tutti i (santi) giorni in esclusiva.

(sia chiaro: nessun rancore)

Jimi Hendrix credo meriti un capitolo a parte. Penso che se lo siano giocato a morra cinese Dio e Satana, quest'ultimo folgorato dagli incendi che il chitarrista appiccava alle sue chitarre. Dopo una sfida al meglio degli 11 ebbe la meglio il Padreterno.

Mi sto allenando per la prossima sfida.

sasso carta forbici sasso carta forbici sasso carta forbici sasso carta forbici sasso carta forbici
sasso carta forbici...


venerdì 5 ottobre 2012

Lui e le cose. (seconda parte)

seconda parte.
(la prima parte)


La sola possibilità, mai così prossima, che potesse accadere
gli raggelava il sangue.
Lucio, così si chiamava il Maestro,
era stato per lui fonte di novità e di speranza.
Dall'aria folle dello scienziato imprevedibile, 
voce calibrata ai propri sentimenti,
generosità da vecchio partigiano che non aveva mai ucciso,
l'artigiano se l'era preso in bottega qualche anno prima
quando era arrivato da una città mai sentita,
al contrario degli altri maestri che di ospitare un forestiero
così lontano anche nelle credenziali non se l'erano proprio sentita.
- Sei quello che cerco,
i tuoi bisogni coincidono con i miei, domattina alle sette qua in bottega -
Come dargli torto? 
Furbo come pochi altri
Lucio ottenne le prestazioni di un uomo bisognoso di lavorare,
ormai giunto all'ultima spiaggia,
alla paga minima possibile.
(il buon vecchio capitalismo dei tempi andati).

lunedì 1 ottobre 2012

Lui e le cose (prima parte)



(dedicato alle donne che non ho mai amato: una. Tutte le altre non le ho nemmeno mai incontrate. La battuta non mi sembra delle migliori, ma in mezzo alle altre che si era appuntato era di certo la più verosimile. [umorismo dichiarato e giustificato]. Questa è una storia che probabilmente interromperò all'improvviso. Nei suoi documenti c'è tutto, ma dovete avere solo la pazienza di farvela raccontare. E sono le 00:22 del mattino. Prometto di riportare fedelmente la testimonianza di questo piccolo eroe. A rate, ma lo farò.)

Must see #9. #Selacapo. Welcome to Reality, Matteo Garrone.

A questo link il mio invito alla visione di Reality, ultima opera Grand Prix della Giuria a Cannes di Matteo Garrone.

lunedì 6 agosto 2012

Domanda di ammissione alla scuola di regia.

Perché vuoi fare regia? - Raccontaci un po' di te. - Cosa ha influito maggiormente sulla tua scelta?

Voglio fare regia perché voglio fare regia. Mi sembra chiaro. Che cazzo di domanda è? Ho già realizzato un cortometraggio horror stucchevole con protagonista la mia anima gemella (con la quale ho smezzato il premio col solo scopo di farmela). Sono un cazzo di appassionato ossessionato che sbava quando pensa a Spielberg, la mia anima gemella (che tra le altre cose per un certo periodo ha preferito un frocio a me) se la fa con il mio migliore amico (un fallito buono a nulla se non a immaginare futuri impossibili ma molto bravo a scopare e fottere la donna ad altri grazie al suo bel visino) che l'ha perfino sverginata, io d'altro canto sono stato scappucciato da una che credevo la donna perfetta che invece si è rivelata un ammasso di tragedie personali che l'ha portata all'autodistruzione fino a una morte improvvisa (non si è capito proprio come sia potuto succedere, non l'ha spiegato nessuno), lasciando un figlio al tizio gay che per un po' si è fatto la mia anima gemella (sciacquetta insipida che però Dio mio quanto ti amo sto perfino scrivendo una storia televisiva su di noi e so già che me la produrranno perché questo è il cazzo di contentino che il karma mi ha concesso, forse per l'eccesso di turbe mentali di cui sono vittima e carnefice vista la mia propensione al crogiolamento nel dolore senza reagire se non lagnandomi e aspettando che qualcuno sbuchi dalla mia finestra) che ora sta insieme al fratello sbirro di quello che sta insieme (alla faccia di tonno mia) alla mia anima gemella che tutti non sospettavano fosse gay tranne il bastardo infame (che ha mandato in fumo i risparmi della mia vita giocando malamente in borsa) che l'ha tormentato con questo dubbio per dieci anni buoni.
Ah. Mio padre è Flash Gordon.

Grazie dell'attenzione,
vostro Dawson Leery.

venerdì 27 luglio 2012

Il lungo addio





Lui e lei si sfiorano un'ultima vera volta. E fanculo al sesso. Fanculo all'amore.
Fanculo alle bugie.
Fanculo alla vita. Fanculo alla morte.
Li vedo. Non posso. Ma non riesco ad andarmene.
La carezza più bella è quella che non hai mai dato. La strada più lunga è quella che non hai ancora percorso. Prima di incontrare la persona giusta è uno scivolare continuo. Anguille. A volte elettriche. Se ne esistono. Chiaro. In un mare dove non è impossibile nuotare. Solo strano.
Il pacchetto accartocciato reclama il posto giusto. Come tutti noi. Trascorriamo la vita a pretendere il posto giusto. Il proprio sputo di mondo dove poter addormentarci senza pensare a chi c'è intorno. Perché conta solo un corpo. Un paio di mani. Un paio di labbra. Un paio di occhi. Oltre ai propri.
Sbalzati in giro con la promessa di un luogo sicuro, cerchiamo rifugio nella risata di chi sopporta le nostre battute.
Lui ha ucciso un uomo. Dio e Satana nello stesso corpo al momento del colpo.
Lui è la bestia che ti sembra di vedere nel buio di una notte in montagna.
Lui è il fuoco che ti difende dalle bestie.
Lei è la rivoluzione.
Lei è la bussola impazzita durante una notte di tempesta.
Loro sono lontani di ventuno grammi.
Crediamo in qualcosa per affrontare le successive ventiquattr'ore. E quel qualcosa è pronto ad ammazzarci nel giro di qualche secondo.
Lui e lei si salutano.
Dura una vita intera.
Ho già voglia di non tornare a casa.
Se lo dicono insieme.
- Non c'è scampo.


La cura

ilticchettiodelsilenzio.blogspot.it

«È successo circa trent’anni fa. Colpiti dalla sua forza, gli abitanti vollero renderla mitica. Decisero per questo piccolo osservatorio. Ricavarono una scala a chiocciola all’interno del tronco e quell’altra all'esterno», nel sedersi gli sfiora la mano. Imbarazzata, si ricompone e nasconde la sua. Come quando ci si scotta.
«Vedi? Lì, dove c’è il terrazzino. È il punto in cui il fulmine la aprì in due».
Lui viene qui da qualche giorno nell’attesa che dall’ospedale lo chiamino per l’ultima volta. Suo zio, neanche cinquant'anni, è “sotto morfina”. Vuol dire che “non c’è più niente da fare, solo aspettare”. Così se ne andrà un fratello, un figlio, un marito, un padre. Ha vinto la leucemia.
«La curiamo, ma ha perso gran parte dei rami. È una quercia che ha circa mille anni. Capisci? È tra le più vecchie esistenti. Anche la natura deve lottare con la vecchiaia, le malattie. Noi facciamo quello che possiamo, quando serve la rattoppiamo con altro legname, vedi?».
«Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera».
«Pablo Neruda», lo dice come se conoscesse il poeta di persona. E mai come adesso lui la sente così sua per natura. Questa ragazza con gli occhi disegnati col prato gli si è avvicinata con la sola pretesa di accontentarsi del suo silenzio, dopo averlo visto scaraventare la bicicletta su ogni filo d’erba.
«Perché un osservatorio?».
«Da qui vediamo il nostro paese, i nostri campi, i nostri cavalli. Le nostre radure. Il nostro fiume. Il nostro cielo. Secondo me sentivano la mancanza di qualcosa che potesse guardare l’universo».
«Per quello non è necessario un telescopio», e la fissa dritto negli occhi, intenso come il cielo prima di un temporale estivo. Lei accenna un rossore e così ferma con quei ricci biondi si confonde con i girasoli che riempiono la collina.
«Un fulmine. Pazzesco».
«Mi piace pensare che non sia stato un dispetto, nemmeno un castigo».
«L’ha resa unica».
«Già. Indimenticabile».
E lui stringe il pugno destro, ci chiude tutti i suoi ricordi, anche quelli che avrà, perché la morte fa ancora più schifo dopo che è passata. La morte interrompe una storia che gli altri dovranno riprendere.
«Com’è che non ci siamo mai visti prima?».
«È che non ci siamo mai conosciuti».
«Ah. Vieni spesso qua? Oltre che per lavorarci, intendo».
«No», lei, d’istinto. Una risposta che è un respiro dopo essere stati in apnea.
L’aria intorno accompagna il tramonto che va ad accendersi nella sera.
«Comincio a credere che non ci sia qualcosa sopra di noi a osservarci».
«E quelle?».
«Devo pensare che paradiso e inferno non sono altro che costellazioni, materia e anti materia?».
«Nulla di tutto questo. Mi piace però l’idea di qualcosa che non decida per noi ma si limiti a guardare e…».
«Gran passatempo del cazzo» e si alza, di scatto. All’impeto seguono però subito la rabbia e la disperazione di chi vorrebbe incendiare il cielo ma non può farlo. Alla fine, svuotato, cade sulle proprie ginocchia, arreso e disarmato. Lei si alza, piano, senza farsi sentire. Gli si mette alle spalle, si abbassa e con calma lo stringe fino a quando la sua guancia è appoggiata alla nuca.
«…e abbracciarci».
Gli accarezza il volto, lui le bacia il palmo della mano.
La città là sotto dorme. È molto tardi.
«Che ore saranno?» e tira fuori il cellulare.
Tira un sospiro e arriva un colpo di vento, come se qualcuno avesse aperto la finestra.
«Che succede?».
«Non l’ho sentito. Mi ha chiamato il primario».
Lui si alza: «Mio zio se ne è andato», lì in piedi, rapito dal cielo che lo schiaccia.
Lei lo raggiunge. Si stringono. In due il cielo pesa di meno.
«Vieni con me».
La segue, si tengono per mano. Entrano nel tronco, salgono la scala, emergono sul terrazzino.
«E quindi uscimmo a riveder le stelle», sommesso.
«Vieni» e lo porta al telescopio dove in silenzio, facendo a turno, lei lo accompagna nella ricerca di qualcosa che lo osservi. Che lo abbracci. Paradiso o anti materia che sia.
E mai come oggi ringrazio quel fulmine per avermi colpita.

venerdì 6 luglio 2012

Vita, morte e miracoli di uno sporco minuto.

Prenderla come non potesse mai più cadere. Tutte le promesse comprese nel pacchetto. Nostalgia di un futuro che ancora non c'è. La voglia matta. La voglia matta. Tutti quanti abbiamo desideri da svendere al primo che passa. Tutti quanti abbiamo qualcosa da imparare. Lui la vuole afferrare. Cosa ci può fare se lei è già la sua parte migliore? E ricordi che devono ancora arrivare. Guardarla con un binocolo. Lui non vuole il mondo a guardarli. E vestiti che si sfilano sotto il vento della speranza. In due il cielo pesa di meno. Le chiacchierate durante la festa che ancora non c'è stata. La paura bastarda. Gli ultimi secondi che sembrano una vodka giù di un fiato. La sbronza dell'anima, che sbanda sotto gli effetti della sua presenza.
Cazzo. E' molto tardi. Domani sveglia all'alba.
- Ciao.
Lui le si accosta a un orecchio. Lo dice a bassa voce. Il suo piccolo mistero.
- Sei bellissima. Buonanotte.
E tornò a casa. Come se non l'avesse mai detto.



sabato 23 giugno 2012

OST4Reading #1. Dylan Dog, 71, Il lungo addio + Queen, These are the days of our lives (Innuendo, 1990) - Traduzione

A volte mi diverto molto a ricercare una corrispondenza tra ciò che leggo e ciò che ascolto. Che sia un racconto, uno stralcio, una riflessione, una poesia, mi piace trovare una canzone che funzioni da colonna sonora del brano, come se a nostra insaputa i due (o più) autori si fossero messi d'accordo per creare un'opera unica lasciando a noi il piacere di ricomporla.


mercoledì 20 giugno 2012

La breve storia di un piccolo suicidio.


Ignorava quali fossero i suoi problemi. In casa sembrava tutto così tranquillo.
Una vita regolare, quella del suo padrone, che non dimenticava mai di dargli da mangiare all'orario giusto nella quantità giusta. Gli cambiava l'acqua con una regolarità svizzera, severa e puntuale. E col passare del tempo gli aveva pure allargato l'acquario. Dalla semplice boccia era passato a questo rettangolo di un metro e mezzo d'altezza, lungo due e largo uno. E il piccolo Rosso gliene era grato. Certo qualche centimetro in meno di spazio in cambio di una compagna non gli sarebbe dispiaciuto, ma mica si può avere tutto. Ma forse un giorno il suo padrone lo avrebbe accontentato. Già. Forse.
Se lui non si fosse buttato, pietra al collo, dalla finestra del soggiorno nel fiume di sotto.
Rosso ignorava quali fossero i suoi problemi. In casa sembrava tutto così tranquillo.
Invece chissà cosa diavolo era successo nella vita di quell'uomo.
Poi in un attimo ebbe un'epifania. Quella casa, costruita e allargata nel corso delle settimane, era sempre vuota. Mai un amico, mai una donna. Il telefono sempre in silenzio. Il suo padrone come usciva, entrava, sorretto dalla stessa abulica faccia di chi altro non ha da fare se non prendersi cura del proprio pesciolino rosso. Davanti questa epifania Rosso si stupì molto della sua intuizione.
Ci pensò per un po'. Per circa una settimana.
Poi arrivarono i crampi per la fame. 
Poi la solitudine. Accompagnata dalla frustrazione e dalla voglia di avere un padrone che badasse a lui. O perlomeno, l'obbligo da parte di qualcuno di gettarlo in quel fiume. Farne un pesce libero.
Rosso si rassegnò dopo una decina di giorni.
Infine optò per l'unica soluzione possibile.
Prese un palloncino e se lo annodò intorno al suo piccolo corpo.
Chiuse gli occhi e si lasciò andare.



Cesare Cremonini, Il Comico (La teoria dei colori, 2012) - Testo


Il Comico

Sono stato anche normale,
in una vita precedente
m'hanno chiesto "che sai fare?"
"So far ridere la gente",
menomale
che non ho fatto il militare.
Si, menomale,
sai che risate..

C'è chi non conosce Dante,
chi c'ha tutto da imparare,
chi è felice quando piange,
chi si veste da soldato a carnevale,
io mi nascondo tra la gente,
si, a carnevale non so che fare.

Tu vestita da bambina,
prigioniera, vuoi scappare
da una perfida regina
così seria da star male.
Non so dirti una parola,
non ho niente di speciale,
ma se ridi poi vuol dire
che una cosa la so fare
se mi lancio in un'aiuola,
casco e non mi faccio
male.

E l'occhio ride ma ti piange il cuore,
sei così bella ma vorresti morire,
sognavi di essere trovata
su una spiaggia di corallo una mattina
dal figlio di un pirata,
chissà perché ti sei svegliata..

Si rincorrono i ricordi
come cani nel cortile
e tu nemmeno te ne accorgi,
come un fesso vorrei farti innamorare,
no ti prego non andare,
se puoi rimani
fino a domani..

qui, vestita da bambina,
prigioniera, vuoi scappare
da una perfida regina,
col tuo principe immortale.
Non so dirti una parola
non ho niente di speciale,
ma se ridi poi vuol dire
che una cosa la so fare,
se mi lancio in un'aiuola,
casco e non mi faccio..

E l'occhio ride ma ti piange il cuore,
sei così bella ma vorresti morire,
sognavi di essere trovata
su una spiaggia di corallo una mattina
dal figlio di un pirata,
chissà perché ti sei svegliata..

E il mondo ride se mi piange il cuore,
sei così bella ma vorresti sparire
in mezzo a tutte queste facce
come se con te sparisse anche il dolore,
senza lasciare tracce.

E l'occhio ride ma ti piange il cuore.
Sognavi di essere trovata
su una spiaggia di corallo una mattina
dal figlio di un pirata,
chissà perché ti sei svegliata..

sabato 9 giugno 2012

Rapida riflessione sulla necessità dello studio della tecnica

Diciamo che mi sono rotto il cazzo di quelli che fanno i capricci. Di quelli che promettono ma non si azzardano nemmeno a provarci. Diciamo che mi sono rotto il cazzo di quelli che non mi capiscono. Diciamo che mi sono rotto il cazzo di quelli che provano invidia e si credono dei padreterni solo per assecondare il proprio orgoglio.

Senza studiare non si va da nessuna parte. I geni studiano. I talenti puri studiano.
Non sono sufficienti wikipedia e forum di nerd su internet a farsi una cultura.

Non puoi costruire una storia se non vivi. Verissimo. L'esperienza diretta è la fonte necessaria all'allargamento dell'immaginazione. Ma questa non basta se non si apprende la tecnica. Se non c'è un intreccio, se non si sa cosa vuol dire fabula, plot, sub-plot, incipit, excipit non si va da nessuna parte. Ed è fondamentale una cultura, che serva a proteggere ed espandere le proprie intuizioni. Cultura generale da un lato e cultura specializzata dall'altro. Perché, ad esempio, come scrive Fabrizio Bozzetti, conoscere Bacon aiuta a capire il cinema di Lynch. E io ho capito che conoscere Kieslowski (autore - scoperto troppo tardi - secondo me da insegnare dalle scuole superiori in filosofia e letteratura) aiuta a comprendere meglio il finale di Donnie Darko. Conoscere Carver facilita la visione dei film di Altman (non solo con America Oggi). Conoscere Sergio Leone e Kurosawa facilita l'analisi dei rimandi di Tarantino.

Che poi cazzo è proprio semplice. Un "umile" calzolaio, senza studio, senza l'esperienza, senza la pratica, non ti farà mai un ottimo lavoro.

Puntare a fare qualcosa di straordinario è totalmente all'opposto di compiere il compitino.

domenica 3 giugno 2012

Must see #7. Tom Lowe, TimeScapes (trailer of first film in 4k)



Primo film venduto in 4k (4096x1440!), è stato diretto dal miglior fotografo astronomico dell'anno Tom Lowe.
E' stato girato con un 4k Red Mx e una Canon 5.6k 5D Mark II.
Di per sè, il trailer è una bomba. Appena ho la possibilità lo scarico (legalmente dal sito).

sabato 2 giugno 2012

Riflessione di un paranoico ancorato al proprio inconscio

A volte più che le persone sono i luoghi a lasciare i ricordi più nostalgici.
E' per questo che chiedo alla Lacuna Inc. di creare un dispositivo che permetta alle persone di cancellare dalla propria memoria determinati luoghi a propria scelta. Così da poter imbattersi in strade senza l'istinto di tornare a quell'abbraccio, a quella litigata, a quello sguardo. Marciapiedi, vicoli, palazzi, interi quartieri, città, autostrade devono potersi liberare della nostalgia investiti dal nostro inconscio, sempre ubriaco alla guida. 
Libertà che comporterebbe la nostra libertà. 

mercoledì 16 maggio 2012

Blink 182, Stay together for the kids (2001, Take off your pants and jacket) - Traduzione



Stay together for the kids è il terzo singolo estratto dall'album Take off your pants and jacket (2001) dei Blink 182. Il tema affrontato è quello del divorzio, vissuto in prima persona durante l'infanzia sia da Tom DeLonge, sia da Mark Hoppus, evento di fronte al quale nessun figlio riesce a trovare né una giustificazione, né una soluzione. Il brano, soprattutto durante il coro, cantato da Tom, è carico di rabbia, che amplifica la frustrazione cantata nel resto della canzone da Mark. Il titolo rivela appieno il pensiero del trio: un invito agli adulti di pensare ai propri figli prima di gettare nel cesso una vita insieme senza prima volersi chiarire sul serio.

Il videoclip musicale pubblicato, diretto da Samuel Bayer (regista, tra gli altri, di Smells like teen spirit, Zombie, Bullet with butterfly wings, Rock is dead), dove vediamo la band suonare in una casa apparentemente abbandonata in realtà piena di ragazzi colmi di triste furia, è in realtà una seconda versione. Nell'originale, infatti, la casa veniva distrutta da un bulldozer ma in conseguenza ai tragici eventi dell'11 settembre (il videoclip venne girato durante quei giorni), la band e il regista optarono per la seconda versione per non nuocere ulteriormente sulla sensibilità degli spettatori, vista la somiglianza del crollo della casa con quella delle Torri Gemelle.

E' uno dei pezzi della mia adolescenza, tra i miei preferiti.

giovedì 10 maggio 2012

Videoclip Choise #1 - Ok Go, End Love (Jeff Liebermann, 2010)

Loro sono famosi per i video davvero fantasiosi, a volte realizzati con budget irrisori, come quello di Here it goes again. Quello di End Love, tra l'altro un gran pezzo, non stupisce meno. Girato all'Echo Park di Los Angeles sfrutta la tecnica del time laps in un modo per me molto divertente, facendo interagire i componenti della band prima tra loro e poi con le comparse nella seconda parte.
Che sia chiaro: amo l'anatra che li segue per gran parte del video.


martedì 8 maggio 2012

Voglia di fare e lasciatemi stare

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla. (Albert Einstein, Il mondo come io lo vedo, 1931) 
Non ci posso far niente se vorrei fare infinite cose.
Ho 25 anni. Non ho una laurea. Solo un'ottima media. Però ancora alla triennale. A 25 anni. Non ho esperienze all'estero. Il che vuol dire che per il mercato del lavoro sono MORTO. Anzi, peggio ancora.
Non sono NIENTE.
Ma non voglio perdere tempo a lamentarmi. No. Dopotutto, se sono in queste condizioni è solo colpa mia. E' una faccenda che mi devo sbrigare da solo.

Non mi resta quindi che affidarmi al mio potenziale ingegno. Se mi piace scrivere, devo scrivere e devo studiare. Non solo. Devo essere propositivo. Devo quindi impelagarmi in più di una situazione. Far sì che ogni minuto della mia giornata risulti un investimento. E' solo in questa maniera che posso uscire dal limbo in cui mi sono cacciato.

Quindi: lasciatemi fare le milioni di cose che vorrei fare.

sabato 5 maggio 2012

Storia d'amore che c'era ma che non si poteva.

Lei e lui si amano. Non sanno spiegarsi come, è bastato che si incontrassero nel momento in cui meno volevano conoscere qualcuno. Troppi casini. Troppo difficile spiegarli. Non voglio annoiarti. Cazzo, ti ascolterei volentieri. Cazzo, no. Ti voglio infilare la lingua in bocca e così sia nei secoli dei secoli amen. Lei va dall'altra parte del mondo, lui va nell'altra metà. Non si sentono per due anni. Ma si pensano. La stessa sensazione di quando te ne vai dopo aver litigato e ti accorgi che potevi dire qualcos'altro. Una gran rottura di palle. Ma sì dai, col lavoro dimentico tutto. E poi lui è fantastico. Lei è meravigliosa.
La trasferta. Una per un reportage. L'altro volontario nei campi ospedalieri. E guarda un po'. Chi non muore si rivede. E ti accorgi che nemmeno chi non vive riesce a vedersi. Insomma. Facciamola corta.
Mercato della capitale, casino. Zona a rischio, una bomba può esplodere da un momento all'altro.
Infatti. Boom! La solita macchina parcheggiata che salta in aria e porta via con sé uomini, donne e bambini. Non c'è tempo per contare. Chiamate i soccorsi! Confusione, polvere e sangue. I feriti da una parte, non so come, ma raggruppateli in base alla priorità. E lì in mezzo una bambina che urla tutto il suo dolore, tra i corpi di parenti e conoscenti. La bimba è in piedi, spicca, ferita soprattutto nell'anima. Qualcosa che nemmeno un medico può cucire. Però il resto lo può rimettere a posto. E' un attimo. La fotografia dell'anno: "Il volontario e la bambina".
La richiamano, deve tornare a casa. Lui rimane in quella terra di guerra.
E quando lui e lei guarderanno per bene quella foto verranno divorati dalla nostalgia dell'attimo che c'era ma che non si poteva.

martedì 1 maggio 2012

Concertone Primo Maggio. Impressioni a caldo.

I miei preferiti, per quanto son riuscito a seguire il concerto, sono:
- Virginia Raffaele, di una naturalezza sconvolgente. Sciolta come poche in Italia.
- Francesco Pannofino, per la bontà, la generosità, la timidezza. Prima parte in cui denota un certo genuino imbarazzo, poi molto meglio in serata quando forse metabolizza il ruolo per cui è stato chiamato. E poi a Francesco je vojo bene a prescindere. Quando ho visto il cast di Boris (come ha fatto Pietro Sermonti a invecchiare di dieci anni in qualche mese?) ho sperato ogni Dio che annunciassero una quarta stagione oppure un secondo film.
- Caparezza, animale da palco. Carismatico, scenografico, a tratti barocco, come il Salento. Quando c'è lui lo spettacolo è garantito.
- Teatro degli Orrori, che dopo la performance di Marina Rei che ha dato una scossa a un concerto fino a quel momento un po' pallido, hanno dominato il palco come veterani con vent'anni di rock sulle spalle.
- I costumi dei Nobraino. Non originalissimi ma fichi da paura.
- Marina Rei che canta il pezzo sulle carceri e Janis Joplin.
- Elisa, perché la amo incondizionatamente.
- Mauro Pagani, perché nonostante io capisca poco di direzione musicale e di tecnicismi mi trasmette padronanza e sicurezza. E Cristo che figata quando ha cantato Purple Haze di Hendrix.
- Chi ha scelto i pezzi della scaletta finale e le poesie lette. Complimenti agli autori.

- I più importanti di tutti: gli operai, gli stagisti, tutti quei lavoratori che hanno reso possibile il concerto che però non hanno avuto il regalo di poter salire sul palco e meritarsi un lungo e infinito applauso.

Speriamo nel prossimo anno.

lunedì 30 aprile 2012

Must see #4. Spot Politiche Europee su 9 maggio, festa dell'Europa.

Questo il video.

Questo il testo.

Sei nata con la guerra.
Grazie all'Europa hai vissuto nella pace.
Assieme ai vostri colleghi europei garantite più sicurezza.
L'esperienza di studio a Malta ti sta aprendo nuove opportunità.
Con i cantieri europei hai trovato un lavoro.
Grazie ai fondi comunitari hai avviato la tua impresa.
Un'azienda italiana ti ha offerto un lavoro a Parigi.
E' stata dura, ma ora sei molto soddisfatto.
Con l'Europa unita puoi dare un futuro ai tuoi figli.
L'Europa è anche tua.

mercoledì 25 aprile 2012

Costituzione Italiana. Ripassata dei principi fondamentali.

I Principi Fondamentali

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.


Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.


Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]


Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]


Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Art. 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3]


Art. 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

venerdì 20 aprile 2012

Nirvana, You know you're right (1993) - Traduzione.


Pubblicata postuma alla sua morte, You Know You're Right è una delle ultime composizioni (1993) di Kurt Cobain, frontman dei leggendari (per me) Nirvana. La stampa di questo singolo ha visto un cammino tortuoso, fatto di battaglie tra i rimanenti gruppo di Seattle e la vedova Courtney Love sul formato della pubblicazione. Nonostante le pretese della Love, ovvero pubblicarlo come singolo, sulla falsa riga di "1" dei Beatles, alla fine le due parti convennero per l'inserimento del brano in una suit.

E' forse uno dei testi più grunge mai scritti dal rimpianto Cobain. Dentro c'è tutta la sua rabbia, con frammenti di tristezza, frustrazione, insofferenza. La frase "Lo sai che hai ragione" si dice fosse ricorrente (in tono sarcastico, un po' per abbassare i toni) nelle ultime furiose litigate tra Cobain e la Love, di cui Kurt ha probabilmente scritto il distico "Niente la infastidisce veramente, vuole solo amare sé stessa".

Il titolo non è stato scelto da Kurt Cobain.

martedì 17 aprile 2012

Must see #3. Soucy, Handicap (2004)

“And you thought blind dating was edgy? Try deaf dating!”

Di questo cortometraggio stupisce la sceneggiatura e la comicità che esprime, che permette di guardare con un sorriso alle possibile sventure che comporta un handicap fisico.

Dopo una cena romantica con Mike, un ragazzo col quale ha il primo appuntamento, Natacha lo invita a casa sua per bere un drink, determinata a dirgli come si sente. Ma a volte parlare troppo uccide la situazione...

Starring:
Caroline Ducey (Catherine Breillat’s ROMANCE-X)
Jean-Marc Mineo (Brian De Palma’s LA FEMME FATALE) 
Eric Berger (Etienne Chatilliez’s TANGUY)

Written & Directed by Lewis-Martin Soucy
DoP: Didier Maigret
Music: Czerkinsky
Producers: Lewis-Martin Soucy, Christophe Delord & Gilles Prévotal
Produced by Monumental Studio © 2004

lunedì 16 aprile 2012

Must see #2. Snoop Dogg "live" @ Coachella Valley Music and Arts Festival. "Special Guest" Shakur Tupac!

Questa è una performance che ho davvero apprezzato.
Trovo sia giusto sfruttare la tecnologia per "riportare in vita" in ologrammi mostri sacri della musica come Shakur Tupac. Lo vedo come tributo al cantante e una gentilezza verso il pubblico che certo non ne ha il corpo vero e proprio sul palco, ma perlomeno può immaginarlo e provare comunque l'emozione simile a un vero live.


domenica 15 aprile 2012

Must see #1. Boesen, Out Of A Forest (2010)



Il cortometraggio si distingue per il gran uso dello stop motion, davvero fluido, e per il gran lavoro di caratterizzazione dei personaggi (stupendi i conigli che aspettano il protagonista al tavolo), di montaggio, di luci e di sceneggiatura. Molto bella la colonna sonora, davvero parallela allo scorrimento del cortometraggio.



 
Out Of A Forest from Tobias Gundorff Boesen on Vimeo.

sabato 14 aprile 2012

Morosini. E poi Dio.

Ho letto solo ora la biografia di Piermario Morosini, giocatore mio coetaneo (!) strappato dalla vita a causa di un infarto (!).
A 15 perde la mamma.
A 16 perde il fratello maggiore.
A 17 perde il papà.

Ora.
Tu che mi parli di volontà divina, come cazzo vai a spiegare ai nonni, agli zii, agli amici lo sterminio di una famiglia intera?
Come?


Gradite mail.


Già che ci sono. Tu che ti lamenti perché fermano i campionati in conseguenza alla sua morte: fatti una vita . Nascosto nell'ombra, se possibile.



venerdì 13 aprile 2012

Di getto #2. Sesso #2.


Quando batti ogni record, perché rimbalzi da uno sguardo all'altro, scherzo del caso, da un corpo all'altro, fantasie edere che si arrampicano sulla spina dorsale affondano le radici tra neuroni e sinapsi, in mezzo alla pista, nel buio dei tuoi pensieri, anime stroboscopiche, la mano che cerca di strappare l'inesattezza del momento, falsa calma prima del rumore della tempesta, affondi la faccia in cocktail che non conoscevi, le via di fuga sono chiuse, ti senti piovere dentro, e tesori sepolti oltre le casse e oltre la consolle, corpi wireless psichedelici, l'attrazione che scavalca ogni pudore e ogni rumore, devi smettere di pensare.

giovedì 12 aprile 2012

Travis, Side (The Invisible Band, 2001) - Traduzione



Side è il secondo singolo della band Travis estratto dal loro terzo album, The Invisible Band (2001). Il gruppo, con questo brano, confermò le ottime sensazioni già percepite con il "monster single" Sing, capace di trascinare l'album in cima alle classifiche mondiali, vendendo solo in UK oltre un milione di copie.
E' una ballad che varia dal britpop "vecchia maniera" al rock sperimentale, supportato da un testo che non lascia nulla all'immaginazione: la riflessione su cos'è e com'è la vita è ben definita nell'immaginario "lato (l'unico) che ha il cerchio.


venerdì 6 aprile 2012

Di getto #1. Sesso #1.

Sperduto
nel mio cantelinare
e foglie che trasportate
dalle nubi del mio riflesso,
così sia,
nella danza dell'autunno
di un pomeriggio
che spegnendosi
rincuora
il mio vivere.

mercoledì 4 aprile 2012

Veloce riflessione sull'eremita sociale.

Ciao, come stai? Sì tu, proprio tu. Che stai ascoltando l'ultimo disco dei Wrcwovwvnow, gruppo elettro folk delle Ande polacche, che ti bevi i film nichilisti di Faddcnuvw Drass, il vero genio incompreso della cinematografia scandinava, che ti ammazzi di poesie del grande Vnno3v3rj Frattst3rv in arte Foy, poeta marziano dei primi del '300, che ti divori l'ultimo romanzo introspettivo edonista di Affxcwoc Hg-Jjoohvscv.
Sì proprio tu.
Che sei contro il mainstream. Perché i Queen sono commerciali, Bukowski diceva solo parolacce ed era solo un ubriacone, Woody Allen è troppo nevrotico e psicologico.

lunedì 2 aprile 2012

Riflessione sull'umiltà. Quando l'opera premiata ti fa schifo, può voler dire solo due cose.

E' incredibile la mancanza di umiltà che permea la maggior parte di coloro che si definiscono artisti a immeritato titolo. Aspiranti scrittori, pittori, registi, fotografi, disegnatori, animatori, musicisti, che per il solo fatto di aver vinto un paio di concorsi o che si ritrovano con 1000 follower oppure 10000 "mi piace" o 100000 visualizzazioni su YouTube credono di aver raggiunto una capacità di critica incontestabile.

Sui concorsi: ne esistono centinaia di centinaia. A questi concorsi partecipano migliaia di persone.
Ed essere aspiranti vuol dire essere aspiranti. Quindi non è impossibile che al concorso "x" arrivino 10000 racconti brevi illeggibili (per vari motivi) su 10001 arrivati di cui l'unico leggibile non è comunque straordinario.
Arrivare quindi secondi a un concorso del genere vuol dire veramente poco. Vuol dire essere un po' meno mediocre rispetto a una mediocrità comunque normale.

giovedì 22 marzo 2012

Vittoria nel Concorso letterario "PoeZine ediz. II", www.scripta-volant.org

Ieri sera, alla fine di una giornata lunghissima, sono tornato a casa in treno. Dopo essermi scolato una bottiglia di vino, quello fatto da mio nonno, abbastanza forte da ubriacare un plotone di vichinghi, ho preso un paio di birroni e me li sono scolati sulla banchina. Nel mentre ho ballato e cantato a squarciagola tutto ciò che passava nel mio mp3, sbattendomene i coglioni di chi ci fosse o meno (show che è poi proseguito fino ad Affori).

Arrivo a casa, apro la mail e scopro di essere tra i sei vincitori del concorso "PoeZine", indetto da Scripta-volant.org.

La poesia è "Là in fondo". Per me è una gran bella soddisfazione.
Spero vi piaccia.




dedicato a mio Zio.



sabato 17 marzo 2012

Domani #2.

Sono sulla mia bella amaca, adagiato nel mio far niente, nel mio aspettare.
Perché l'uragano che sta sparando auto,
sradicando case,
lo vedo.
Sta per passare da qui.
Lo so.
Non per sfizio,
nemmeno per sfiga.
Perché così deve andare.
E allora vieni,
maledetto figlio di puttana.
Scolati la mia anima
come fosse birra
dopo una corsa
e poi accartoccia
il mio corpo
nella spazzatura
dell'inevitabile.
Dimentica cosa vuol dire
perdonare,
lascia perdere
cosa vuol dire
aspettare.
Io sono qui.
Sulla mia amaca dove non riposo da troppo tempo,
spinto da qualche
sberla di vento
insipido,
vigliacco,
ipocrita nel suo
apparire
senza lasciare che
qualche raffreddore.

Sei il peggiore dei bastardi,
lo sappiamo.
Passerai,
distruggerai,
rimarrai.

Un giorno o l'altro ti ucciderò.

Almeno ti consumerò.






Domani #1.

Credo che non esista niente
simile al sentimento
della mancanza.

Dall'origine
sentiamo che
ci manca
qualcosa.

E poi
un po' correndo
un po' camminando
lo si va cercando
nella risata
nei capelli
nelle labbra
negli occhi
nell'essenza
di qualcosa
per cui
valga la pena
vivere.

mercoledì 14 marzo 2012

L'intervista agli autori de L'Antitempo.

La copertina del #1
L’Antitempo è la prima rivista italiana bimestrale di satira di indole internazionalista interamente a colori (adesso potete respirare) che ha finalmente debuttato nelle librerie e per abbonamento, pronta a prendersi il proprio spazio nell’editoria nostrana e magari non. Dopo aver partecipato ad alcune delle 8 feste organizzate per finanziarsi ho avuto la fortuna di intervistare allo Studio Limbo, anzi fare quattro chiacchiere vista la mia totale inesperienza nel campo, uno degli otto pazzi che hanno dato vita a questo intrigante e fresco progetto, Matteo “Kazan” Rubert, classe ’82, alle spalle una miriade di esperienze dalla grafica alla tipografia, dal disegno all’impaginazione.

Vi riporto la chiacchierata. Io tra le altre cose ne ho capita una.

L’Antitempo non scherza un cazzo. Fa satira. Sul serio.
Buona lettura!












giovedì 8 marzo 2012

ACDC, It's a long way to the top (If you wanna rock'n'roll) (T.N.T., 1975) - Traduzione.

Scritta da Angus Young, Malcolm Young e Bon Scott, la canzone (1975, poi inserita nella versione mondiale di T.N.T.) è una sorta di cronaca di quello che può succedere durante un tour, dall'essere preso a botte fino all'essere ubriaco, passando per il rischio di essere accantonato in un attimo. La band ne prende però atto, come se per raggiungere la gloria facendo rock'n'roll non esista altra direzione. E' certamente una delle canzoni più famose della band, ricordata anche per gli assoli con la cornamusa di Bon Scott.


Afonia in nero pece


Come una piuma e pesante come il ricordo che non voglio più avere, si adagia sul mio torace e con una mano mi accarezza il braccio. È il suo tocco, dita sottili come fili, quello che mi ha fatto scappare dal mondo, il mio alibi per chiudere tutti fuori dalla mia casa. Sorseggio un po' d'acqua e riesco solo a non parlare.
«Vado un attimo in bagno» e si allontana, e nei suoi occhi vedo la paura di non trovarmi al suo ritorno. La rassicuro con un mezzo sorriso. Come dieci anni fa. Anche allora c’erano le candele.  
Là fuori ci sono un paio di grattacieli in più e la musica dentro i locali è più alta, ma la città è sempre la stessa. Il tempo fa questo, corrompe la forma, il contorno. L’anima delle cose, delle persone, resiste e perdura oltre ogni calendario. Oltre ogni sguardo. Anche quando te ne vai e ti lasci alle spalle una stanza d’albergo dove c’è una donna di cui non vuoi essere l’uomo della sua vita.
E quella donna sarebbe stata perfetta.
Non è cambiato nulla, solo che non me ne sono ancora andato, forse per la stanchezza, forse perché la mia anima è là che galleggia ancora nel cesso insieme alla vodka. No. Non faccio che mentire, prendermi in giro. Non è la sbronza, non è la fatica. È che ho paura.    
Di tutti quelli che sono ancora in giro, là fuori, i più fortunati torneranno a casa propria da soli.

venerdì 2 marzo 2012

The Versatile Blogger. Thanks! And my winners are...


Ringrazio Andrea Broggi, autore del blog Lettere e Giorni, per avermi annoverato nelle sua personale rosa dei vincitori del Versatile Blogger Award, un premio che funziona grazie al passaparola, strumento indispensabile nel web con cui i blogger tirano a campare con le loro creature.

La regola vuole che adesso mi tocchi:

- Scrivere sette cose di me.
- Scegliere i miei quindici (quindici!) vincitori, per poi correre a riferirglielo.

Partiamo col primo compitino. Vi do sette nozioncine su me stesso.
1) Son drogato di vita e di frisbee.
2) Amo la Costituzione Italiana.
3) Amo l'informazione. La vera informazione.
4) Non esiste una giornata senza musica.
5) Non esiste non leggere.
6) Non esiste non scrivere.
7) Amo esistere.

Il secondo è ostico. Ci provo lo stesso.
1) Lettere e giorni. Recensioni, riflessioni, aforismi, citazioni. Come dice di se stesso e di me, stimo Andrea perché non trascorre giorno senza aver scritto qualcosa. E i suoi contenuti sono davvero piacevoli. Inoltre il suo umorismo mi fa sganasciare.
2) Il posto della mente. Laboratorio di scrittura di un mio caro amico, Gianni, al quale son debitore per un paio di cosette. I suoi racconti son davvero affascinanti e non mancano le riflessioni che il più delle volte condivido pienamente.

Sugli altri ci devo ancora pensare. A parte che non leggo con costanza 15 blog, non ne sono un patito, perlomeno non riesco sempre a trovare il tempo che meriterebbero.




giovedì 1 marzo 2012

Radiohead, Idioteque (Kid A, 2000) - Traduzione.

Idioteque non fu una mia idea, ma di Johnny (Greenwood). Lui mi diede questo DAT (Digital Audio Tape) e poi...poi andò in studio nel pomeriggio...e...il DAT durava circa 50 minuti, così mi sedette, e ascoltai per tutti i cinquanta minuti. Per molti di questi mi veniva da chiedere "Cosa?", ma poi arrivò questa sezione in mezzo di circa 40 secondi, assolutamente geniale. Io la presi...e poi ne venne fuori Idioteque (Thom Yorke, 12 ottobre 2007)
Il DAT in questione era un campionamento creato da Greenwood di Mild Und Leise di Paul Lansky (1973, a sua volta campionamento elettronico del Tristano e Isotta di Wagner) e Short Piece (1976, Arthur Krieger).

Idioteque è un pezzo elettronico, dalle piccole tendenze prog, con forti richiami all'ambient, dalla straordinaria potenza evocativa, sia per i riverberi, ipnotici, sia per la forza che gli imprime la voce di Thom Yorke, davvero a suo agio su una delle canzoni più entusiasmanti di Kid A, uno dei capolavori dei Radiohead.

Se già di per sé il titolo è un colpo di genio (gioco di parole, traducibile in Idioteca), il testo non gli è di meno: viene presentato uno scenario post apocalittico, dove l'era glaciale sta per arrivare ed è necessario salvare per primi donne e bambini. Perché tutto sta realmente accadendo, nessuno sta facendo allarmismi.

Personalmente, una delle mie canzoni preferite.

Bando alle ciance, buona lettura.

Arcade Fire, No Cars Go (Neon Bible, 2007) - Traduzione.

No cars go.

Noi conosciamo un posto dove non volano aerei.
Noi conosciamo un posto dove non navigano navi.

(Hey!) Le macchine non vanno,
(Hey!) le macchine non vanno,
dove noi sappiamo.

Noi conosciamo un posto dove non volano le astronavi.
Noi conosciamo un posto dove non navigano i sommergibili.


(Hey!) Le macchine non vanno,
(Hey!) le macchine non vanno,
dove noi sappiamo.

(Hey!)
(Hey!)
Le macchine vanno!

(Hey!) Noi bambini sappiamo,
(Hey!) le macchine non circolano,
dove noi sappiamo.

Tra lo scatto della luce e l'inizio del sogno.
Tra lo scatto della luce e l'inizio del sogno.
Tra lo scatto della luce e l'inizio del sogno.
Tra lo scatto della luce e l'inizio del sogno.

Non voglio alcuna spinta,
non voglio alcuna strattonata.
Stiamo per farlo nel modo giusto.

Donne e bambini!
Donne e bambini!
Andiamo! Vecchia gente,
andiamo!
I bambini hanno bisogno delle culle,
andiamo!

domenica 26 febbraio 2012

In fiamme

Sai,
prima di poterti ricordare
ricordo di non averti mai dimenticato.
E ogni giorno
non dimentico di ricordarti.
Sai?

Converso e conservo,
con versi di versi,
la carezza che non ti riesce di trattenere.
Istinto in un istante
mai estinto.

Ora.
Scenderò da qui e andrò
fino là in fondo,
dove c'è il parco.
Senza pretese,
senza pretesti.
Guarderò il bordo della città,
dove si appoggia un po' scomodo il cielo.
Mi infilerò nel bar
dove ti ho sempre trovata.

E prima che tu possa
annegare il desiderio
nel bicchiere bastardo
ti proteggerò col bacio
che ti metterà
in pace
col mondo.






mercoledì 22 febbraio 2012

Arcade Fire, Keep The Car Running (Neon Bible, 2007) - Traduzione.

Dedicata #Achisoio#.


Keep the car running.

Ogni notte il mio sogno è lo stesso,
la stessa vecchia città con un nome diverso,
loro non son venuti per portarmi via
non so perché ma so che qua non posso rimanere.

C'è un peso che mi schiaccia a terra,
a tarda notte puoi sentire il suono,
perfino il rumore che fai quando dormi,
non si può attraversare a nuoto un fiume così profondo.

Conoscono il mio nome perché gliel'ho detto,
ma loro non sanno né dove né quando
sta arrivando.
Quando sta arrivando.

C'è questa paura che mantengo nel profondo,
conosco il suo nome da quando ho cominciato a parlare.


Conoscono il mio nome perché gliel'ho detto,
ma loro non sanno né dove né quando
sta arrivando.
O quando,
ma sta arrivando, mantieni la macchina in corsa.

Se alcune sere io non torno a casa,
per piacere non pensare che ti ho lasciata sola,
lo stesso posto in cui devo andare quando loro muoiono,
non puoi scalare una montagna così alta,
la stessa città in cui vado quando dormo,
non si può attraversare a nuoto un fiume così profondo.

Conoscono il mio nome perché gliel'ho detto,
ma loro non sanno né dove né quando
sta arrivando.
O quando,
sta arrivando?
Mantieni la macchina in corsa,
mantieni la macchina in corsa,
mantieni la macchina in corsa.




giovedì 16 febbraio 2012

Foo Fighters - Everlong (The Colour And The Shape, 1997) - Traduzione

Copertina dell'album The Colour And The Shape
Everlong è il secondo singolo estratto dal secondo album dei Foo Fighters, The Colour And The Shape (1997). Dave Grohl la scrive sotto il Natale del 1996, tra la prima e la seconda sessione di registrazione (in tre quarti d'ora dice la leggenda), durante quello che è il periodo più nero della sua vita. A causa del divorzio dall'(ex) moglie Jennifer Youngblood non ha più accesso al conto bancario della coppia e deve chiedere ospitalità ad alcuni amici per poter dormire. Come se non bastasse, i Foo Fighters sono sull'orlo dello scioglimento: William Goldsmith e Pat Smear provano meno fiducia nel gruppo.
Dave riesce a metabolizzare questa serie di eventi negativi trasformandoli nell'energia positiva necessaria alla registrazione dell'album, che risulta un successo (tra gli altri singoli Monkey Wrench e My Hero).

Consiglio vivamente la visione del videoclip, diretto da Michel Gondry, regista, tra gli altri, di Eternal Sunshine of the Spotless Mind.


mercoledì 15 febbraio 2012

coitempichescorrono. 14 Febbraio. ventunoeuro e cinquantaquattrocentesimi.

Questo è il primo corto prodotto da "coitempichescorrono", il nuovo progetto creato da me e due cari amici, Sami El Kelsh e Antonio Gualano, coi quali sto intanto producendo un altro cortometraggio in stop motion.

Buona visione, gradito qualsiasi commento.

Se il lavoro ti piace oppure vuoi solo delle informazioni (o magari, ben vengano, delle proposte) puoi contattarci per qualsivoglia motivo:
- coitempichescorrono@gmail.com

Oppure seguici su twitter!

14 Febbraio. ventunoeuro e cinquantaquattrocentesimi.




martedì 7 febbraio 2012

Indagine su due cittadini al di sotto di ogni sospetto. Una storia verosimile. Terza parte di un racconto sperimentaloide.


Primo giorno
Secondo giorno
TERZO GIORNO
Titanio e acciaio possono non andare d'accordo. Son metalli, certo. Fanno rima, certo. Ma non per forza devono condividere la stessa struttura. Anche il solo pensiero di sfiorarsi potrebbe convincerli a fondersi ognuno per i cazzi propri. Ma non romperti la testa, no. Non puoi pretendere di trovare una ragione, un motivo, una causa a tutto. Non si sopportano. Non c'entrano le molecole. La fisica lasciala a casa. La chimica riportala in cantina. Tutto quello che hai risolto in passato, antipatie, inimicizie, tradimenti, dimenticalo. Perché non ti serve a un cazzo. Non ce l'hanno, ma quei due non si sopportano a pelle. Hai mai provato a immaginare che il titanio abbia una pelle? Oppure l'acciaio? Tutto ha uno scheletro ma quasi nient'altro ha una pelle. Affibbiamo ossa e cartilagine a qualsiasi cosa che ricordi una struttura portante. Poi abbiamo carrozzerie, guaine, vernice. La casa non ha una pelle. Nemmeno un ponte. E se credi nella scienza pura, allargandone i confini fino ai comportamenti e agli atteggiamenti, torna a casa. Qua non ti vogliamo. No. Vattene. Se lo straordinario è solo il sinonimo di "pazzesco", "incredibile", vattene. Straordinario è qualcosa fuori dall'ordinario. Semplice. Attieniti alle parole che pronunci.

mercoledì 1 febbraio 2012

Quindici anni dopo. (bozza)


Si erano lasciati dopo la maturità. Tornati in città a settembre non si erano nemmeno accorti di essersi scivolati via, come il sudore del sole dell'estate appena trascorsa separati, con l'unico contatto di qualche messaggio sul cellulare dal forte sapore di circostanza. Lasciati, sì. Non erano fidanzati, nemmeno innamorati. Anzi, innamorati sì. Perché quando si è così amici non si può che amare l'altro. I migliori amici sono i fidanzati con cui non fai l'amore. Una sottile e opportuna differenza. Tornati, dicevo. Lui in banca, lei università di farmacia. Lui opportunista e calcolatore fino al midollo, bisognoso di quello stipendio per potersi iscrivere alla scuola di teatro di Londra l'anno dopo. Lei appassionata per il soccorso, empatia trasudante, indole chimica.
Lui. Calcolo votato all'improvvisazione.
Lei. Improvvisazione votata al calcolo.
Lasciati.
Tornati.
Innamorati. Quanto? In cinque anni, due banchi inseparabili, nessuna relazione importante, qualche sigaretta, tanti bei voti e nessun sesso. E fantasie frenetiche su dove saremo tra due anni. Tra cinque. Tra dieci. E vedersi ancora insieme, al tavolino del bar, bottiglia di vino e bicchieri sempre pieni.
Attore e Ricercatrice farmaceutica.
Ci chiameremo. Non smetteremo mai. Testimoni di nozze. Padrino. Madrina. I miei figli dovranno chiamarti zio. I miei figli dovranno chiamarti zia.
Essere inconsapevolmente l'amore della vita dell'altro. Chiamarsi per scegliere il taglio di capelli. Stringersi di fronte alla bellezza dei film in bianco e nero. Qualche concerto insieme. E ridere di quelli che ridono di noi. Che non possono capire. Che ci invidiano. Perché stiamo dimostrando al mondo che uomini e donne possono essere amici. Per la pelle. Per la vita.
E allora cosa successe quell'estate?
Perché abbiamo smesso di sentirci? Perché ci è passata la voglia di farlo?
Dove siete finiti?
Che ne è stato delle vostre vite?
Tutti quei progetti, tutti quei sogni. Finiti nel macero delle delusioni da cancellare? Il trauma che il terapista cercherà di sistemare e che testardi rinnegherete fino in punto di morte?

lunedì 30 gennaio 2012

U2, Sunday Bloody Sunday (War, 1983) - Traduzione

Son passati esattamente 40 anni da quando, a Derry (Irlanda del Nord), nel pieno della guerriglia tra unionist e nationalist, l'esercito inglese (1° Battaglione Reggimento Paracadutisti) fece fuoco sotto gli occhi del mondo e della stampa su un corteo per i diritti civili uccidendo 13 persone e ferendone altre 13 (una morì quattro mesi dopo in conseguenza alle ferite riportate), tutte disarmate, come del resto la quasi totalità dei partecipanti alla manifestazione.
Come non fosse bastata la prima Domenica di sangue (21 novembre 1920), l'Irlanda del Nord diventa di nuovo teatro di drammatici eventi, cosa che poi si ripeterà l'8 novembre del 1987.
Trent'anni fa, da un palco di Belfast, durante il pre-tour del nuovo album War (1983), Bono Vox urla al pubblico che lui e gli U2 stanno per cantare una nuova canzone e che se al pubblico non piacerà non la ripeteranno mai più.
Il gruppo irlandese esegue Sunday Bloody Sunday, canzone piena di rabbia contro quello che accadde dieci anni prima e contro qualsiasi forma di violenza (Bono negli anni a seguire introdurrà il pezzo definendolo una "no-rebel song", a rimarcare che l'orrore provato è lo stesso di fronte a qualsiasi fonte di violenza).
(...) era una canzone di protesta: non contro uno specifico atto di violenza ma contro un ciclo di violenza in cui tutti i protagonisti del conflitto nordirlandese parevano imprigionati. (Niall Stokes, U2. Dentro al cuore. La storia canzone per canzone,  2002)
La reazione è, neanche a dirlo, calorosa e positiva. Di lì in poi diventa un vero e proprio inno da stadio (a volte sul palco viene sventolata una simbolica bandiera bianca), annoverabile tra le gemme del panorama rock mondiale.

Il violino elettrico è suonato da Steve Wickham, che un giorno dell'82 incrociò The Edge alla fermata dell'autobus e gli chiese se gli U2 avessero bisogno delle sue abilità per qualche pezzo del loro nuovo album: proprio in quei giorni il chitarrista stava scrivendo il rif e le prime parole di Sunday Bloody Sunday. Se consideriamo anche il suono e il ritmo della batteria, un po' da marcetta, è lo stesso Bono ad affermare che
"Effettivamente inizia come brano folk e finisce come una di quelle canzoni da Esercito della Salvezza." (Ibidem)
In origine il testo della canzone doveva avere un diverso intro.
Adam (Clayton, n.d.a.) ricorda che il pezzo originale era molto più caustico, con un verso iniziale che (...) sarebbe rimasto appeso al collo degli U2 per anni: "Non parlatemi dei diritti dell'IRA". Ma prevalse il buonsenso: "Il punto di vista divenne umano e assolutamente non settario" riflette Adam. "L'unica posizione responsabile possibile". (Ibidem)
Bando alle ciance, questa la traduzione della canzone.
Buona lettura.