Ringrazio Nesta per questo tweet: esempio meraviglioso di sportività. Immenso Tempesta Perfetta.
Ce ne fossero di "cinguettate" così il calcio ne guadagnerebbe in lustro.
Terzo singolo estratto da Urban Hymns , il loro (terzo) album di maggior successo (quello da cui proviene Bittersweet Simphony tanto per capirci, anno 1997), Lucky Man è un inno personale che sprona ad assecondare la passione che ognuno di noi prova vivendo la propria vita. Che dipenda dall'incontro con un'altra persona, dai successi personali, o del semplice gusto di non imbarazzarsi per le proprie azioni, spinti dagli archi presenti nella canzone ci si culla nella consapevolezza che la felicità è di principio autodeterminata. Il tutto in un piacevole brit pop anni '90 dalle sottili tinte urban. Almeno. Questa è la sensazione che provo io quando la ascolto. Curiosità sul video: ne esistono due versioni (entrambi girati da Andy Baybutt, regista soprattutto di documentari sulla musica, come ad esempio lo spettacolare " Something from anything: the art of rap "), uno per il mercato inglese e uno per il mercato americano .
"Scritta in cinque minuto dentro un armadio". Questo vuole la leggenda. Heart Shaped Box, primo singolo estratto da In Utero (1993), è una di quelle canzoni il cui testo, scritto da Kurt Cobain, risulta davvero misterioso e complesso. La difficoltà di comprenderla si impenna alla seconda strofa, quando in modo palese (l'imene) e meno chiaro (la vagina, vista come "un'orchidea carnivora", su ispirazione di saggi scritti da Camille Paglia e Tennessee Williams) si intravede un rapporto con l'altro sesso (a detta di molti individuabile in Courtney Love, moglie, ex leader delle Hole, che a volte regalava a Kurt "scatole a forme di cuore") morboso e inavvicinabile da nessun altro. In base ai versi possiamo tradurre la canzone come manifesto dell'intimità profonda e intoccabile della coppia, dove la "compagna" assume anche il ruolo di "madre". Bando alle ciance. Questa è la traduzione. Ben lieto di accogliere qualsivoglia con...
Galaxy 2/54, rivista su cui apparve Sentry. Sentry è in assoluto uno dei racconti più famosi di Fredric Brown (1906-1972), mitico scrittore di fantascienza (non solo ma soprattutto) paragonabile per temi trattati e scorrevolezza narrativa ai più grandi del genere, come Isamov oppure Dick. Ciò che caratterizza Brown è il dono della sintesi , la capacità di scrivere racconti dai forti contenuti in sole due pagine, a volte tre, tante altre in una sola (!). Questa specialità della casa la troviamo, appunto, in Sentry (in italiano, La Sentinella ), un racconto che deve la sua fama alla genialità della trama, costruita sulla struttura tipica della fantascienza, dove pregiudizi e stereotipi vengono messi in discussione usando la fantasia, e conclusa in uno dei finali a sorpresa più citati di sempre . Vi riporto il testo originale e l'annessa traduzione. Fredric Brown (1902-1972) Date un'occhiata alla bibliografia di Brown , ne potreste rimanere sorpresi. Per dirne una, ...
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