martedì 7 febbraio 2012

Indagine su due cittadini al di sotto di ogni sospetto. Una storia verosimile. Terza parte di un racconto sperimentaloide.


Primo giorno
Secondo giorno
TERZO GIORNO
Titanio e acciaio possono non andare d'accordo. Son metalli, certo. Fanno rima, certo. Ma non per forza devono condividere la stessa struttura. Anche il solo pensiero di sfiorarsi potrebbe convincerli a fondersi ognuno per i cazzi propri. Ma non romperti la testa, no. Non puoi pretendere di trovare una ragione, un motivo, una causa a tutto. Non si sopportano. Non c'entrano le molecole. La fisica lasciala a casa. La chimica riportala in cantina. Tutto quello che hai risolto in passato, antipatie, inimicizie, tradimenti, dimenticalo. Perché non ti serve a un cazzo. Non ce l'hanno, ma quei due non si sopportano a pelle. Hai mai provato a immaginare che il titanio abbia una pelle? Oppure l'acciaio? Tutto ha uno scheletro ma quasi nient'altro ha una pelle. Affibbiamo ossa e cartilagine a qualsiasi cosa che ricordi una struttura portante. Poi abbiamo carrozzerie, guaine, vernice. La casa non ha una pelle. Nemmeno un ponte. E se credi nella scienza pura, allargandone i confini fino ai comportamenti e agli atteggiamenti, torna a casa. Qua non ti vogliamo. No. Vattene. Se lo straordinario è solo il sinonimo di "pazzesco", "incredibile", vattene. Straordinario è qualcosa fuori dall'ordinario. Semplice. Attieniti alle parole che pronunci.

Questo biglietto, che era su una panchina al parco, può averlo scritto chiunque. Può perfino voler dire un cazzo di niente. Forse ho interrotto un gioco. Potrei perfino essermi infilato in qualcosa in cui non dovevo infilarmi. L'ho preso appena l'ho scorto. L'ho divorato. Più di una volta. Non che sia particolarmente scritto bene. E di code di paglia non ne ho mai avute. Sono qui per lavorare. Su un caso assurdo, forse nemmeno rilevante, forse non esistente. Inesistente. Ma sono qui per lavorare. E questo biglietto era lì, su una panchina. Mi ci sono imbattuto per caso. Tempo un minuto e se lo sarebbe portato via il vento. Forse qualcuno a cui questo biglietto era indirizzato. No, magari un altro come me, ancora il caso a farla da padrone.
Polo positivo e polo negativo. Questo siamo. Me ne faccio una ragione. L'ho guardato e lui mi ha ipnotizzato. E più lo rileggo, più mi masturbo il cervello a trovarci chissà quali significati, dimenticando che se così fosse, allora l'intera situazione assumerebbe finalmente un senso, per quanto essa ne sia, teoricamente, priva.
Non direi cazzate affermando che posso ritrovare gli elementi della mia indagine espressi in queste parole. Titanio e acciaio possono essere questi due tizi della zona su cui devo scoprire chissà cosa.
Per ora colgo e metabolizzo l'invito finale. Mi attengo alle parole.
Una buona dormita mi aiuterà a leggerlo meglio.

Sto forse impazzendo?
Già al terzo giorno?

Continua?

Canzone del giorno. David Guetta, Titanium.


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