"Benvenuti nell'età nuova" campeggia sul desolato striscione teso tra i due lampioni spenti della città in piena notte nel cuore della radura dove non so come sono capitato dopo una parte di vita spesa a cercare qualcosa più di un sentiero, qualcosa più di un incrocio, qualcosa più di un ingorgo. "Il peggio è passato" dicono da queste parti e lo scopro quando tra una puttana e un sorriso forzato spuntano alcuni marmocchi veri che ancora sanno di placenta e innocenza. Ritrovo l'odore della salsedine e delle balene arenate e squartate da una guerra che non sapranno mai, finite come sono in questo caos senza troppe pretese se non quella di vivere, e vaffanculo al giorno in cui l'uomo ha abitato questo mondo, olio raffermo tra gli ingranaggi di un meccanismo sì naturale, sì cosmico, sì forse perfetto, ma come ogni cosa bella, così come il gioco bello, ha vita breve come quella di un fiammifero che accende una sigaretta, e riempire il tamburo di una revolver ...