sabato 30 ottobre 2010

Blackout

(questa è la prima stesura, la seconda la trovate qui)

«Ci vediamo settimana prossima, controllate la bacheca che al massimo domani carico la dispensa di oggi. ».
Raccoglie le sue cose e non c'è più nessuno, tutti sono già fuori dall'aula e in corridoio sento le voci che si avvicinano al fine settimana. Mi alzo e lo avvicino che sta ancora litigando col microfono, che non riesce a spegnere. Premo il tasto "off" che era nascosto sulla porzione di bacchetta che si ostinava a non controllare, mi guarda e mi ringrazia, rigido, stanco, voglioso quanto me di un po' di tranquillità. Si perquisisce che già sto cercando il pacchetto e quando mi chiede la sigaretta gliela sto già sventolando, l'invito migliore per fare quattro chiacchiere e poi tornare in qualsiasi posto che non sia questo.

«A che anno...? ».
«Fuori corso. », gli rispondo, secco, con un mezzo sorriso. Nessun preambolo, non serve.

domenica 17 ottobre 2010

Breakeven

- E se tutto questo, tutto, non fosse che uno sbaglio. Un orrendo errore?
- Quando è stata l'ultima volta che mi hai davvero guardato?

Ti passo a prendere come al solito, sotto casa, dopo aver passato ore a casa intorpidito dai pensieri. Ho bevuto solo acqua e là fuori la pioggia ha smesso di tormentare la città. La mia vita ha preso per mano la giornata e solo adesso, quando scenderai, capisco che il limite è stato disintegrato.
Scendi e la notte ti è amica. Io sono il nemico. Il peggiore dei nemici. La catena è rotta e non ci sarà nessun rumore in questo buio. Me ne andrò nel silenzio.
Non è vero. Mentire è facile. Ancor più semplice è mentire a se stessi.

lunedì 11 ottobre 2010

Kalokagathìa

Forse qualche secondo non è sufficiente per descriverlo. Forse qualche minuto non è sufficiente per emozionarsi.
Certamente non basterebbe un'ora per rendersene conto.
Eppure, se ricordo ancora come si fa, provo qualcosa, sento il cuore scivolare attraverso il corpo, sento il cervello tremare.
Là, sotto le nuvole e sopra di noi, l'ultima aquila. Non ci sono dubbi.
Meglio spegnere il rilevatore, per qualche attimo nessuno se ne accorgerà e al controllo dirò che qualcosa di polveroso ha fatto interferenza. E lei intanto vola.
Lui però sta facendo fatica, probabilmente il processo è totalmente concluso.

sabato 2 ottobre 2010

E tu, non prenderesti una mia foto?

Mi vedi papà? Sono io, sdraiato qui, bagnato dalla luna e nessuna lacrima. Ce la sto facendo, ho corso e mi sono buttato qua dopo un'ultima volta così lontana ma così fastidiosa. Ogni volta che spiccavo il volo quelle istantanee, quella spiaggia, quel letto, quel sorriso, quell'idea, mi riportavano giù.
Non ho inseguito macchine, ho inseguito niente, spinto dagli occhi chiusi e dalle braccia spalancate e mi sono sdraiato senza inciampare.
Che dici papà, sto crescendo? Posso rendere sue le mie foto? Le vorrà tenere?
Posso smettere di ubriacarmi come facevi tu?
Non ricordo per quanto ho corso, ma qui sdraiato sulla strada, sotto stelle e nebulose, nulla importa. Non ho dovuto inseguire alcuna macchina, ho seguito solo l'istinto agganciato ai miei occhi chiusi.